giovedì 14 gennaio 2010

Biscotti allo sciroppo d'acero e noci....


Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano-
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena-

o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

( Emily Dickinson )

Bere in una tazza che risale al 1830 è sempre un'emozione fantastica....

Un barlume di poesia, un tuffo nell'infinito che mi regalo da quando ho la fortuna di possedere questa bella tazza in porcellana inglese...
Le ho dato il nome -Emily-, dalla poetessa i cui grandi, tristi occhi scuri hanno visto la luce proprio in quell'anno....

A completare la magia, delle frolle burrose e friabili profumate di noci e caffè: Il Libro d'Oro dei Biscotti me ne ha sussurrato la ricetta in un orecchio!
E pensare che quando l'ho comprato, irrimediabilmente conquistata dalla copertina lucida, dalle bordure dorate e dalle grandissime, ammiccanti, sognanti illustrazioni, non avrei mai creduto di fare un acquisto così proficuo!

E invece persino mio marito, da sempre amante della frolla più tradizionale e meno audace, quella col burro buono, con la scorzetta di limone grattugiata, nessun orpello, nessun fronzolo aggiunto...ha capitolato più e più volte di fronte a tante bontà!

Biscotti allo sciroppo d'acero e noci...

125 g di burro
100 g di zucchero
2 cucchiaini di zucchero di canna chiaro ( io ho usato il panela )
2 cucchiaini di sciroppo d'acero
200 g di farina bianca
1 cucchiaino di caffè liofilizzato
60 g di noci tritate finemente
sale


Lavorate i due tipi di zucchero e lo sciroppo d'acero con il burro, sino ad ottenere una crema. Unite poi la farina, il caffè liofilizzato, le noci tritate finemente e poco sale. La pasta sarà dapprima granulosa, se la lavorerete con la frusta....Continuate quindi a mano, e si trasformerà in una pasta morbida. A questo punto spianatela leggermente col mattarello, mettetela tra due fogli di carta forno, o di alluminio o di plastica per alimenti, e mettetela a riposare in frigo, su un piatto, per una mezz'oretta.

Tiratela fuori e terminate di stenderla, su un ripiano ben infarinato, ad un'altezza di 3mm circa. Ponete i biscotti su una placca foderata di carta forno, ad una distanza di uno, due centimetri, ed infornate in forno be caldo a 190° (180° se ventilato ) per 8-10 minuti circa, o comunque sino a che non saranno appena dorati.



( Immagine tratta da questo sito )


martedì 12 gennaio 2010

Non tutto il male vien per nuocere! Budino-mousse al tè verde ....




Vi avevo accennato agli ottimi tè di cui Giulia ( grazie ancora! ) mi aveva fatto dono tempo fa : un dono tanto gradito quanto inaspettato, e giunto da una persona veramente squisita...

Uno di questi tè mi ha dato ispirazione per questa ricetta: l'ho presa dal libriccino a cui vi ho già accennato, e ve ne metterò per prima la versione "ortodossa", quella giusta, esatta, insomma, quella che, in pratica.... dovrete seguire !

Ma che volete? Per fare i dolci, anche quelli più semplici, anche un semplice biscotto, o anche solo una torta da inzuppare, ci vuole attenzione, concentrazione...ci vogliono rispetto dei tempi, delle dosi, delle temperature...
Un dolce, insomma.... -O- viene -O- non viene!

Quante volte vi sarete trovati , però, di fronte ad una torta "svenuta", o esplosa ( implosa?!?) ....o a un doloroso crepaccio che si apre proprio lì, nel centro (...pof!... ), là dove sognavate di scrivere col fondente " Ti amo?" ....
Quante volte vi è sorta la lacrimuccia ( e dài, ammettetelo! ) davanti ad una crema impazzita all'ultimo istante proprio quando, raggianti di fronte a tanto velluto, vi eravate sentiti Christophe ( Felder ), e stavate per gridare al mondo : " Guarda come m'è venuta be....!"
Quante volte i biscotti, lasciati serza sorveglianza per un minuto solo, si ribellano, s'incupiscono, s'induriscono, tanto che persino Mago Pic-Nick getta la spugna?
Quante volte il Pierre Hermé che abita in voi è stato umiliato, abbattuto, colpito al cuore da una mandata di Lingue di Gatto rinseccolite, da un fondente appallottolato e puzzolente di bruciato, da un caramello un po' troppo...abbronzato?

Insomma....saranno state le chiacchiere con la suocera al telefono....sarà stata Dacia che saltava per tutta la cucina, fremente, col tartufino in perenne vibrazione per captare ogni effluvio, ogni profumo....sarà stato che avevo mezzi ingredienti , che ho voluto fare di fretta....sarà che mi è saltata la pagina ,e che stavo per operare una "crasi ricettaria", e per creare una specie di Frankenstein culinario, unendo i pezzi di due diverse ricette!! ....

Fatto sta che ho sbagliato.... e in più punti.... e chiedo venia!...

Però all'assaggio...miracolo...il risultato non era così male, anzi!...A dirla tutta, decisamente gradevole e diverso dal solito!

Quindi, dato che "Errare Humanum Est"... ma sì, ribelliamoci per una volta alle regole, alle dosi, ai tempi di cottura...e mangiamoci felicemente i nostri papocchi, che, magari, proprio tanto male non sono venuti!


RICETTA ORTODOSSA DELLA CREMA DI TE' BANCHA (tratta da Tè: pensieri,parole e aromi....ed. FOOD )

300 ml di latte
20 g di tè bancha
2 uova
60 g di zuccero
3 cucchiaini di gelatina
150 ml di panna fresca.

Il Bancha è un tè dal contenuto di caffeina assai ridotto: è costituito infatti di foglie ormai adulte, coriacee, raccolte a fine stagione e non nella parte apicale della pianta: ha un gusto fresco ed erbaceo, e ben si presta anche ad aromatizzazioni lievi, che ne rispettino l'indole fresca e delicata, come quelle de La Via del Tè: il bancha alla fragolina, quello fiorito, quello alla vaniglia....composizioni assai equilibrate.
Io però ho votuto far onore agli ultimi cucchiaini della miscela regalatami da Giulia: si tratta di un verde dal nome evocativo....Perla Rosa!
Il tè cinese di base viene appena sfiorato dalla scia delicata dei petali di rosa, da quella agrumata dell'arancia, da quella esotica dell'ananas, e dalla Cerimoya....

Portate quasi a bollore il latte, spegnete il fuoco, unite il tè e lasciate in infusione per cinque minuti: filtrate quindi il tutto. Sbattete i tuorli con lo zucchero, molto bene...unite quindi, a filo, il latte. Sciogliete la gelatina in pochissima acqua fredda, ed unite piano al composto. Lasciate raffreddare il tutto. Unite poi la panna montata a neve, delicatamente....poi gli albumi, anch'essi montati, ed anche essi con movimenti leggeri...Distribuite negli stampini e mettete in frigo per qualche ora....

VERSIONE SBAGLIATA ( ma decisamente gustosa e gustabile! ) by Romy

Non avevo la gelatina in polvere. Ho usato quindi la colla di pesce...avete presente questa qui? Nella bustina troverete più fogli: utilizzatene quattro soli, se non tre...Ammollate i fogli per dieci minuti in acqua fredda, poi poneteli a sciogliere sul fuoco bassissimo ed unite il composto pian piano, sbattendo con la frusta a velocità massima...si formerà un composto assai spumoso! Poi montate gli albumi, ed incorporateli delicatamente , e per primi, ( altro errore! ) al composto non ancora perfettamente freddo, ancora tepido...Unite poi la panna montata, e ponete tutto in frigo, negli stampini...si formeranno due consistenze: una più simile ad un budino, meno aerea, più gustosa e colorata, al di sotto...l'altra più spumosa, mussata, al di sopra...lo vedete bene dalle foto! E un'altra cosa...aggiungendo un altro pochino di zucchero arrivando cioè dai 60 g consigliati ad 80 g, il risultato a mio avviso è ancor più gradevole!




lunedì 11 gennaio 2010

Pennette alla spigola


Ancora pesce...questa volta un primo facile, facilissimo, e, a dispetto del nome, neanche troppo costoso...bastano infatti due piccole spigole per mettere a tavola quattro persone: vi assicuro che il profumo di questa pasta, se siete amanti del pesce, ve lo ricorderete per diverso tempo....se il pesce non lo amate, invece, ....chissà che questa non sia la volta buona!

Pennette alla spigola ( dosi per quattro persone )

2 piccole spigole
cinque cucchiai di olio EVO
due spicchi di aglio
vino bianco ( io ho utilizzato un grecanico, dal costo contenuto, ma sapido e aromatico, lo stesso che poi ho servito in tavola )
quattro, cinque belle foglie di alloro freschissime
un cucchiaio di concentrato di pomodoro o due di passata
100 g di panna ( io ho utilizzato quella vegetale )
mezzo dado
poco sale
pepe di macina
prezzemolo fresco tritato, o secco
pennette

Pulite le spigolette, mettetele a lessare in modo che le carni siano cotte, ma non troppo. Io, ad esempio, per mantenere il più possibile intatti i profumi e la consistenza delle carni, le metto nel cestello per la cottura a vapore, nella pentola a pressione, con pochissima acqua, mezzo dito appena, per tre minuti circa...

Fatele freddare in modo che possiate manipolarle senza scottarvi....quindi togliete lische, pelle, branchie....tutto! Terrete soltanto le polpe, che, ripeto, dovranno essere tenere ma non disfatte: la cottura si completerà, infatti, nel tegame.

Prendete un tegame a sponde alte, tipo wok: fate scaldare l'olio con l'aglio che toglierete o, se farete come me, spremerete fin da subito con lo spremiaglio, per estrarne i profumi eliminando le parti meno digeribili.
Appena l'olio si scalda, ponete nel tegame la polpa del pesce col dado sbriciolato, alzate quindi il fuoco in modo che si insaporisca bene....sempre a fuoco alto, mettete una generosa spruzzata di vino bianco, un vino che non sia troppo aspro, e fate evaporare.

Aggiungete quindi le foglie di alloro spezzettate grossolanamente con le mani ( ognuna in tre/quattro pezzi ) e il pomodoro. Fate cuocere per cinque minuti a fuoco medio.

A questo punto spegnete ed unite la panna. Nell'aggiungere le penne, che farete saltare velocemente nel sughetto, toglierete le foglie di alloro: aggiusterete poi di sale, spolvererete di pepe di macina e cospargerete di prezzemolo tritato: secco va benissimo, ma è molto meglio se utilizzerete quello fresco.

Se vorrete, completerete anche con un filo appena di olio a crudo, a donare al piatto bellezza e fragranza!

Servite ben calda, e buon appetito!




venerdì 8 gennaio 2010

Tartare di salmone con mandorle tostate, verdurine al burro e olio nero.



Vi ho già detto quanto ami le crudità....Carne, pesce, verdure...tutto mantiene inalterato il proprio profumo, i propri colori....E' l'incontro tra il palato ed il cibo più diretto che ci possa essere, il più carnale, il più appagante...Niente "trucchi"...soltanto qualche lieve magia, qualche tocco leggero di bacchetta ( uno spruzzo di limone, qualche spezia, poco olio...) a correggere, ad insaporire... a donare uno sprazzo di colore, qualche sfumatura olfattiva , una pennellata di gusto....

Mi tornano alla mente ,a questo proposito, le parole di un romanzo che ho molto amato; si parla del sashimi, crudità allo stato puro, pesce nudo , senza alcun compromesso:

" Fu uno stordimento: quello che varcò la soglia dei miei denti non era nè materia nè acqua, soltanto una sostanza intermedia che dell'una aveva conservato la presenza e la consistenza che si oppone al vuoto, e dall'altra aveva tratto la fluidità e la dolcezza miracolose. Il vero sashimi è croccante, eppure si scioglie sulla lingua. Invita ad una masticazione lenta e flessuosa che non ha lo scopo di far cambiare natura all'alimento, ma soltanto quello di assaporarne l' "aerea morbilezza". Già, la morbilezza: nè morbidezza nè mollezza, perchè il sashimi, polvere di velluto simile alla seta, porta con sè un po' di entrambe e, nella straordinaria alchimia della sua essenza vaporosa, mantiene una densità lattiginosa che le nuvole non hanno......Il sashimi è questo: un frammento cosmico alla portata del cuore..." (tratto da Estasi Culinarie, di Muriel Barbery)

Qui di sashimi non si tratta: il pesce non è nudo, ma vestito di tenui colori e di sapori delicati, ed le sue carni rosee hanno ceduto alla lama, facendosi ancor più burrose, tenere....
La croccantezza delle mandorle tostate, ancora calde, fa , poi, da piacevole contraltare....

Dosi per una persona ( da moltiplicare a seconda del numero dei commensali )

Una fetta di salmone alta quasi due dita
una costa di sedano, meglio se imbianchito
mezza mela stark
una noce di burro
un cucchiaio scarso di senape
un piccolo pugno di mandorle intere
2 cucchiai di olio EVO
1 cucchiaio di glassa balsamica
sale, pepe q.b.

Mettete in un tegame antiaderente il burro con un cucchiaio di olio....Pulite il sedano e la mela, tagliateli a dadolini non troppo piccoli: fatele saltare velocemente nel burro, di modo che prendano colore pur restando croccanti. Salate leggermente. Intanto pulite la fetta di salmone, togliendo la parte centrale, la pelle....passatela poi attraverso un tritacarne: in questo modo resterà soltanto la polpa, tenera, areata, libera da ogni spina o filamento.
Unite con un cucchiaio di legno, mescolando non troppo delicatamente, il pesce, la mela col sedano, la senape, pochissimo sale e una parte della mandorle che, tagliate grossolanamente, avrete fatto saltare nella stessa padella dove avete cotto le verdure....
Sbattete in una piccola boule l'olio con la glassa balsamica. Io uso questa qui, semplicemente...: altrimenti potrete far ridurre del buon aceto balsamico con zucchero e poco sale, mescolando a fuoco vivace sino ad ottenere una riduzione: l'effetto sarà meno consistente, ma molto saporito!
Tostate il resto delle mandorle, lasciandole intere....
Componete il piatto, aiutandovi con un copapasta o semplicemente col cucchiaio umido, aggiungete qualche foglia decorativa ( prezzemolo normale o riccio, foglie di carote...) ed affiancate al pesce le mandorle intere tostate. Irrorate con l'olio "nero"....un nome così misterioso, per una cosa così semplice, direte voi! Ma che volete....mi piaceva chiamarlo così! :-)

P.S....per chi amasse accostare un tè a questo piatto...un nero affumicato! Ma non un Lapsang o tanto meno un Tarry Lapsang ( troppo resinosi, troppo potenti...)...Optate semmai per un Russian Caravan!




giovedì 7 gennaio 2010

Crema al tè speziato....



Ho festeggiato l'ultimo dell'anno regalandomi una breve incursione nella città che tanto amo, Lucca....La giornata era dolcissima, sulle Mura un tappeto di foglie multicolori, nell'aria il profumo dell'inverno, quello dei camini e delle stufe....
L., la proprietaria del negozio " La Signora Del tè ", mi ha accolto col calore di sempre: vi ho già parlato di quanto adori questo posto, e di quante chicche io vi abbia scovato, per accrescere ancor di più la mia immensa passione per il tè, e quella per il variegato mondo che gravita attorno a questa magica bevanda....
Ma L. mi ha ancor più gradevolmente sorpreso quando, tra una chiacchiera e l'altra, alla notizia che fra poco è il mio compleanno, mi ha regalato questo tè, un Tè di Natale...inutile dirvi quanto io abbia apprezzato questo gesto, non soltanto per la gentilezza e la spontaneità con cui questo inaspettato regalino mi è giunto, ma anche per la bontà intrinseca del tè, che è davvero squisito....
Si tratta di un tè nero, credo un Keemun ( vero, L.? ), tè cinese dolcissimo, dai toni vellutati, utilizzato spesso e volentieri ,per la delicatezza e la versatilità, proprio nelle miscele, e negli scented...

....Ma che festa di colori, che tripudio di profumi a rallegrare lo scuro tè di base...un tappeto olfattivo dalle mille sfumature: grani di pepe rosa, bacche di cardamomo, granelli di anice, scorzette di agrumi, chiodi di garofano...il tutto a celebrare l'inverno, che a dispetto dei luoghi comuni ( la brutta stagione...) ,con una tazza di caldissimo,profumato tè tra le mani, e magari ( è chieder troppo? ) un caminetto acceso e della buona musica, può regalare anch'esso momenti tenerissimi....




Con questo tè ho preparato una crema: esso ha ceduto, docilmente, tutti i suoi profumi al latte, donandogli anche una delicata tonalità color dell'ambra.
La ricetta viene da un delizioso libriccino, che per un prezzo davvero contenuto regala preziosi spunti, oltre che piccole perle di saggezza.... Nella ricetta originale però si parlava semplicemente di tè nero, e dell'aggiunta, a mitigare l'uovo, e come in ogni crema che si rispetti, di una mezza busta di vanillina... Se utilizzerete, come ho fatto io, un nero aromatizzato, quello che più amate, non ci sarà bisogno dell'aggiunta di altri aromi: a meno che non vogliate ottenere effetti particolarmente intensi ( ad esempio, se utilizzerete del tè alla vaniglia, allora la vanillina non farà che riscaldare ancor di più il profumo della miscela...)

Crema al tè nero:

1/2 litro di latte
4 cucchiaini colmi di tè nero
2 tuorli d'uovo
5 cucchiai di zucchero semolato
2 cucchiai di farina 00
essenza di vaiglia o vanillina, all'occorrenza

Mescolate con la frusta elettrica i tuorli con lo zucchero, sino a che non otterrete una crema...
Nel frattempo mettete a riscaldare il latte....quando sarà molto caldo (ma senza che lasciate che bolla! ) spegnete il fuoco ed aggiungete il tè prescelto...Io ho coperto il tutto con un piattino, per far sì che i delicati aromi del tè rimanessero il più possibile nel latte. Lasciate il tè in infusione nel latte per quattro, cinque minuti...dopodichè filtrate il tutto con un colino a maglie sottili.

Torniamo alle uova: una volta che il composto sarà spumoso, aggiungete a pioggia anche la farina: continuate a mescolare con la frusta sino a che non otterrete una crema. A questo punto, sempre mescolando, aggiungete il latte caldo a filo. Quindi ponete sul fuoco molto, molto moderato il composto e, mescolando bene ( se dovesseso formarsi grumi, utilizzare un frullatore ad immersione..la crema risulterà ancora più soffice ed areata! ) fate sobbollire per tre minuti circa.

Lasciate intiepidire, mescolando di tanto in tanto per non far formare pellicole superficiali, e trasferite in tazze o coppette, lasciando la preparazione in frigo ( come dice il libriccino ) o a temperatura ambiente ( come dico io! ...così i profumi , anche i più sottili, rimangono intatti al palato! )

A breve posterò anche un'altra ricetta, che ha per protagonista un'altro squisito, profumatissimo tè che mi è stato regalato da una cara amica, diversi mesi or sono....Carissima Giulia, sei una persona adorabile, e un'amica preziosa :non sai quanto il tuo gesto mi abbia fatto piacere, e quante volte io ti abbia rammentato sorseggiando i tuoi squisiti tè! Presa da tutto quello che mi è successo in questo periodo, con l'abbandono del blog, ho mancato di ringraziarti a dovere...Lo faccio adesso, e ti abbraccio teneramente! :-)




Con questa ricetta vorrei partecipare alla raccolta di Susina di Pasticci e Deliri di una Strega in Cucina, di cui vedete il bannerino a lato.



E, già che ci sono....

La Signora del tè
piazza della Cittadella 6 ( in pieno centro storico, proprio di fronte alla casa Natale del grande Puccini...)
Lucca


domenica 3 gennaio 2010

Torta di Yogurth all'avena e noci,




.... Ve la ricordate, la mia mania di mettere il nome alle teiere?
Beh...è rimasta, intatta...( che dite...devo preoccuparmi?!? )
Avete già fatto la conoscenza della rotonda Tisbe, color avorio, delicatamente drappeggiata, creatura degna di Ovidio e delle sue Metamorfosi: avreste dovuto vedere com'era ridotta, quando l'ho scovata!
Questa invece è Petra: nivea, levigata, dal fascino tutto zen...ve ne parlerò in seguito, più nel dettaglio: ve la presento ora brevemente, porgendovi una tazza di Genmaicha, un tè che amo in particolar modo, arricchito di riso tostato e pop corn che gli infondono un profumo inconfondibile....



Vi offro anche una fetta di torta ...ecco a voi!... è una torta semplicissima, di quelle rustiche, consistenti....di quelle che riempiono la bocca di sapori dapprima impercettibili, che però, masticando con lentezza e con gusto, si sprigionano voluttuosamente: una torta all'avena e noci!!

Tutto è nato dalla volontà di "fare di necessità virtù"....

Mattina presto. Vado a trovare la mia mamma. Piove a dirotto...
Lei mi fa assaggiare questo tipo di Yogurth: io impazzisco letteralmente...lo adoro! e mamma mi regala i tre restanti ( la confezione è da quattro ).
Ritorno a casa: raffiche di vento mi arrivano da ogni dove, l'ombrello si inceppa, ho due enormi sacchi della spesa da scaricare, la cassetta della posta da ispezionare....Insomma: mentre cerco in tutti i modi di chiudere la machina e di entrare dal cancello, coi capelli negli occhi, le scarpe inzuppate e la borsa che mi scende di continuo dalle spalle, i tre yogurth finiscono sui seggiolini posteriori,dove rimangono sino a sera inoltrata, quando, maneggiando questa confezione...all'improvviso me ne ricordo!

E ora? Potrò rimetterli in frigo? Beh....sono ancora buonissimi, ma non mi fido a lasciar passare delle ore in più...Che farne allora? Complice la suddetta confezione di fiocchi di avena, l'olio novello dell'oliveto di famiglia formato mignon ( ragazzi.... ben dieci litri di olio, quest'anno! ) ed una busta di farina bio, mi invento una torta da gustare a colazione, con la speranza, nel cuore, di svegliarmi col sole....

E così è stato! Una stupenda colazione, accompagnata da un'ottima lettura...volete condividerla con me?

Torta di yogurth con avena e noci

Ingredienti:

3 yogurth preferibilmente di questo tipo


userete , a questo punto, i barattoli come misurino!


2 misurini di zucchero di canna ( io ho usato la Panela )
1 misurino di olio EVO ( o, per un gusto meno marcato, di olio misto fra extravergine ed ottimo olio di girasole, magari spremuto a freddo...)
1 misurino di fiocchi di avena
i gherigli di quattro, cinque noci spezzettati grossolanamente
200 g di farina
3 uova intere
1 bustina di lievito per dolci vanigliato

Non farete altro che mescolare il tutto, partendo dagli ingredienti umidi ed unendo via via quelli secchi. Mischiate per comodità la farina col lievito, setacciandoli. Infornerete quindi nel forno bel caldo a 180 gradi ( ventilato, altrimenti qualcosa in più ) per una quarantina di minuti, o comunque sino a quando la prova stecchino non ne dia, per risultato, uno ben asciutto ( i tempi sono indicativi perchè dipendono molto dal tipo di forno, ma anche dalla forma dello stampo che utilizzerete! )

Per darle un tocco in più, potrete irrorarla o spennellarla con un cucchiaio di miele, meglio se di castagno, dolcemente riscaldato a bagnomaria!