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venerdì 13 marzo 2009

Prugne, cioccolato, gelatina al gelsomino...la coppa Turandot!




Questo dolcino l'ho ideato su due piedi, basandomi anche su ciò che avevo in casa, ma soprattutto sulla consapevolezza di quanto buono sia il connubio cioccolato/tè al gelsomino...e di quanto saporite siano le prugne sciroppate!
La fragranza del vino di prugna e quella del tè al gelsomino mi hanno portato i profumi della Cina...mentre il fondente e la panna mi hanno ricordato proprio quel golosone di Puccini!
Sarò forse ambiziosa...ma mi piace così tanto dedicare al compositore che più amo al mondo dei piccoli omaggi golosi, e sognare che forse li avrebbe anche apprezzati!
Quale miglior nome, quindi, per questa coppa che...Coppa Turandot ? Ho voluto quindi giocare con sapori e consistenze....ed ho preso:


Coppa Turandot...


mezzo litro di tè forte al gelsomino, leggermente dolcificato ( ma poco poco...)

una confezione di Gelatina in Fogli PaneAngeli ( o comunque un gelificante che basti per mezzo litro di liquido: va be e qualsiasi colla di pesce, o anche l'agar-agar, da utilizzare secondo le indicazioni fornite sulla confezione...)

vino di prugna cinese

un barattolo di prugne sciroppate ( si trova in qualsiasi supermercato...)

una busta ( anzi, mezza busta avanzata ) di Dolceneve PaneAngeli ( ma va bene anche della panna da montare al momento, magari con un pizzico di Pannafix che la renda più compatta...)

qualche biscotto

cioccolato fondente al 70%

( P.S...Non ho fatto un contratto, purtroppo, con la PaneAngeli...è che avevo in casa proprio questi prodotti! )


La coppa va composta al momento, poco prima di mangiarla...ma con grande anticipo dobbiamo preparare la gelatina, visti i tempi che occorrono a farla solidificare e freddare...ecco come ho fatto...

Ho messo ad ammollare in acqua fredda la gelatina per dieci minuti...Nel frattempo ho preparato mezzo litro, forse meno, di tè al gelsomino ( ho usato il Damman Frères che vedete fotografato in questo post...), e l'ho dolcificato poco, anzi, pochissimo ( la gelatina al tè dovrà quasi pulire il palato con la sua freschezza, il suo profumo e la sua natura non-dolce...). Ho unito, dopo averla ben strizzata, la gelatina al liquido ancora molto caldo: ho mescolato bene sino a che non si è sciolta, e ho messo a solidificare il tutto in un piccolo recipiente, di modo che lo spessore fosse circa di un centimetro e mezzo. Ho lasciato raffreddare prima a temperatura ambiente: poi ho messo in frigo per diverse ore...

Siamo quasi in dirittura di arrivo...

A questo punto ho montato la panna con le fruste: questa potrà essere zuccherata o no, a seconda di quanto dolce vogliamo che sia il risultato finale...io ho usato, come vi dicevo, il DolceNeve Paneangeli, e devo dire che ha dato ottimi risultati, sia in termini di sapore, che di consistenza...Oltretutto questo tipo di panna può essere preparato con largo anticipo, per poi essere conservato in frigorifero: ma al momento di servirlo non dovrà comunque, essere freddissimo, dato che la nota di freschezza è affidata alla gelatina di tè...

Ho tagliato grossolanamente a coltello il cioccolato...

Ho snocciolat0 le prugne, e le ho divise a metà...

Ho ricavato dei dadolini abbastanza consistenti dalla gelatina, mantenendoli in fresco....

Ho preso lo sciroppo dal barattolo, l'ho messo in un pentolino, ho aggiunto uno/due cucchiaini di zucchero e l'ho portato ad ebollizione, facendolo ridurre per qualche minuto a fuoco alto, mescolando spesso...

A questo punto ho preso la coppa...


Ho sbriciolato grossolanamente dei biscotti tipo Pètit sul fondo, ed ho bagnato col vino di prugna, mescolando velocemente perchè si distribuisse bene...


ho messo due grosse cucchiaiate di panna...


ho sistemato qualche pezzetto di prugna sulla superficie...


e poi qualche dadolino di gelatina al tè di gelsomino, fresco...


come vedete avevo lasciato anche qualche fiore, a decorare...


Ho quindi versato sul tutto qualche cucchiaio di riduzione di sciroppo molto calda...


ho completato col cioccolato...


Quindi...subito in tavola!

Devo dire che questo dolcetto, più semplice a farsi che a dirsi ( può essere preparato tutto con largo anticipo, anche lo sciroppo, che potrà essere riscaldato al momento...) mi è piaciuto davvero molto: che il cioccolato e il gelsomino si sposino bene, lo si vede del resto anche dalla miscela di tè che l'Hotel Sacher ha ideato ad accompagnare la sua famosa torta...un Earl Grey al gelsomino, appunto....
La nota croccante è data dai biscotti sul fondo, leggermente liquorosi, e dal cioccolato fondente della copertura....La consistenza vellutata della panna lega ed ammorbidisce il tutto, le prugne danno una nota dolcissima e fragrante, così come lo sciroppo caldo...: nota fin da subito smorzata, ed equilibrata dalla fresca, fiorita gelatina al tè di gelsomino...





domenica 4 gennaio 2009

Cioccolatini al sigaro Toscano...


Sì , avete letto bene! Quest'idea mi è venuta per festeggiare in maniera originale il compleanno del blog di mio marito: volevo un dolcino da ricordare; non la solita torta, o i soliti biscotti: ho pensato dunque a un cioccolatino che racchiudesse in sè qualcosa che mio marito amasse moltissimo, ed ho pensato subito ai suoi sigari preferiti...
Devo fare una premessa: mio marito non è un fumatore! Ha scoperto il Toscano anni e anni fa quando era ancora "signorino", e ne è rimasto affascinato: in effetti è un sigaro di carattere, pungente e forte come soltanto noi toscani sappiamo essere, frutto del caso, come tutte le grandi invenzioni ( nacque da una partita di tabacco Kentucky che aveva preso umidità...! ), ed ha sfiorato le dita e le labbra di alcuni dei protagonisti della nostra storia, della nostra musica, della nostra cultura. Amato da Garibaldi in persona, adorato dal grande Mario Soldati, vide nascere le melodie di Verdi e di Mascagni, fu compagno di studi di Levi, Ungaretti, Montale; prediletto da Sciascia e Pirandello, sfiorò le labbra rosse di Oriana Fallaci e i baffi di Giovanni Falcone; persino Gino Cervi, abbandonata la pipa di Maigret, lo sfoggia come un segno di virilità nei panni di Peppone!
Tutto questo per dire che il Toscano, fiorentino di nascita, ma anche grande Lucchese D.O.C. ( anche se della antica manifattura di Lucca rimane soltanto la facciata...) è un pezzo di storia della nostra regione, ed ha aiutato centinaia di donne, impiegate nella sua produzione, ad emanciparsi con un lavoro proprio ( al caffè Di Simo le sigaraie si ritrovavano, vere antesignane del femminismo, per mostrare la propria indipendenza ed il proprio benessere economico...)
Chiaramente.....tutto cum grano salis: il fumo fa male, anzi, malissimo....e lo sappiamo tutti. Ma il profumo del Toscano ( e parlo del Toscano SPENTO ) è davvero eccezionale, così come è uno dei piccoli piaceri della vita rigirarselo tra le dita, leggero e frusciante, e ammirarne la forma bozzoluta, frutto di una sapiente lavorazione manuale....E che dire del nostro tricolore che lo fascia ?
Certo, la dolcezza di certi sigari cubani è altra cosa: basti pensare ai profumi a cui hanno dato ispirazione, come Acqua di Cuba dell'Officina di Santa Maria Novella....ma...sorpresa! Anche la storica Officina ha recentemente prestato i suoi omaggi al Toscano, con l'Acqua di Toscano e Vaniglia, una vera chicca....

Ho preso spunto dalla ganache proposta dalla bravissima Kja sulla base dello splendido volume Humeurs Gourmandes: ma ho apposto alcune modifiche...


Cioccolatino al profumo di Sigaro Toscano


Panna 200 g ( ho utilizzato quella vegetale, ed ho aggiunto due cucchiai in più)
cioccolato al 70% 250 g
burro 60 g (ho usato quello a basso contenuto di colesterolo)
cacao amaro in polvere circa 100 g
un pezzo di sigaro lungo 3 cm circa, sbriciolato grossolanamente con le dita
tre pizzichi di tè lapsang Souchong o Russian Caravan

Ponete nella panna appena intiepidita il sigaro ( non è cosa strana: sono solo foglie disseccate, ed è la combustione , semmai, a renderlo così nocivo! ): lasciate che la panna prenda il profumo della foglia di tabacco per una ventina di minuti. Filtrate accuratamente ( vedrete che un po' di panna verrà trattenuta dalle foglie: ecco il perchè dei cue cucchiai in più! )
Portate quasi ad ebollizione la panna, spegnete il fuoco e mettete il tè, lasciandolo in infusione per tre minuti circa: mentre il tabacco avrà ceduto le "note di testa", il tè cederà il gusto affumicato che renderà l'effetto più credibile e rotondo. Filtrate di nuovo.
Ponete la panna a scaldare: intanto tritate finissimo il fondente, e ponetelo in una ciotola: aggiungete il burro ammorbidito a tocchettini.
Versate la panna bollente sul cioccolato, girando subito e con vigore: si formerà una crema liscia e brillante.
A questo punto, il dilemma era quale forma dare ai cioccolatini. Avrei potuto fare del composto ancora malleabile , ma già ben raffreddato, delle palline e rotolarle a mo' di tartufo nella polvere di cacao amaro. Ma ho pensato di riproporre la caratteristica principale del toscano, ovvero quella di essere fatto a mano, dimodochè ogni esemplare sia leggermente diverso dall'altro e meravigliosamente asimmetrico.
Quindi, quando il composto era ancor tiepido, l'ho posto a raffreddare in un contenitore rettangolare, in modo che avesse uno spessore di mezzo centimetro circa, prima fuori dal frigo, poi dentro. Successivamente, con una rotella, ho ritagliato a mano i miei cioccolatini, rigirandoli poi nel cacao amaro,cosparsi del quale, sempre in frigo, li ho poi conservati.

Il risultato è stato sorprendente: il "fumo di sigaro" si avverte sul palato solo come morbido retrogusto, senza essere fastidioso, ma, anzi, donando rotondità e profondità al cioccolato stesso...Provate, e anche voi, signore non fumatrici, come me: apprezzerete di sicuro questo cioccolatino un po' speciale creato...per una persona speciale!

P.S Nelle foto c'è un piccolo special guest...la tovaglietta a punto croce che la mia mamma mi ha fatto per il mio tè del pomeriggio: guardate cosa è riuscita a fare con un avanzino di tela Aida e con pochi altri scampolini di filo e di nastro...grazie, mum!


venerdì 2 gennaio 2009

Caffè Margherita: la scoperta del cocktail Puccini!


Come impone la tradizione della mia famiglia, onde evitare gli spiacevoli inconvenienti dei giorni di festa più affollati e confusionari, abbiamo trascorso l'ultimo dell'anno a casuccia; ma il penultimo è da sempre consacrato ad un viaggetto: e quest'anno è toccato a Viareggio....Era davvero tanto tempo che non le facevamo visita: e quando vi capitiamo , la tappa al Gran Caffè Margherita, luogo di pucciniane memorie, è d'obbligo!
Sono, però, rimasta da una parte spaesata, dall'altra piacevolemente stupita dai cambiamenti che erano sopravvenuti durante i tanti mesi della nostra assenza. Gran parte del salone, infatti, è stata assorbita da una elegante, luminosa, fornitissima libreria che si snoda in ben tre ampie stanze...niente di più bello che sorseggiare un profumato cappuccino e sgranocchiarsi una tartina in mezzo a migliaia di libri, con una piacevole musica di sottofondo.....


Mi sono regalata un libro sulla storia del tè, e sulle ricette che lo vedono protagonista: ma in quella grande sala una piccola, insignificante cosa mi ha molto colpito: nello sfogliare il menù del Margherita, poche, brevi parole sottolineavano quella che poi si è rivelata un piccolo capolavoro, un autentico masterpiece con cui brindare all'anno a venire....

Il Cocktail Puccini, composto di mandarino e di spumante secco ( io ho usato il prosecco! ) mi ha da subito incuriosito: mi affascinava l'idea di questo profumato liquore color del tramonto, filo diretto tra le italianissime bollicine e l'esotico mandarino: la Turandot in un flûte!
Inutile dire che ho voluto subito replicarlo: e devo dire che riesce a dare dei punti anche al più noto Bellini , roseo , fruttato e...musicale anch'esso!
Ho voluto mettere un mio piccolo tocco personale, inumidendo il bordo del bicchiere con succo di mandarino e intingendolo velocemente, come per altri cocktail più alcolici, nello zucchero semolato...Cin cin!

COCKTAIL PUCCINI

1/3 di succo di mandarino appena spremuto e ben filtrato
2/3 di spumante brut o prosecco ben ghiacciati, inseriti nella flûte dopo il succo, e subito prima di servire.



domenica 21 dicembre 2008

Buon compleanno, maestro!


" Il popolo di Torre del Lago
pose questa pietra
a termine di devozione
nella casa
ove ebbero nascimento
le innumeri creature di sogno
che
GIACOMO PUCCINI
trasse dal suo spirito mortale
e rese vive
col magistero dell'arte
perchè dicessero a tutti
ITALIA..."

Questa targa, posta sul fianco della villa pucciniana di Torre del Lago nel 1924, dice già tutto...
Il nome Puccini è sinonimo di italianità, di arte, di musica in tutto il mondo.
Nato il 22 dicembre di 150 anni fa a Lucca, egli ci ha regalato alcune delle arie più belle di tutti i tempi...Mimì, Tosca, Butterfly, Turandot rappresentano le mille sfaccettature dell'animo femminile, di cui Puccini, amante delle donne in tutti i sensi, fu finissimo conoscitore.
Ma di Puccini è rinomata anche l'immensa passione per la cucina, soprattutto per i piatti di cacciagione ( famose le folaghe alla Puccini ), e per i dolci. Grande frequentatore di caffè illustri, come il caffè di Simo nel centro di Lucca, o il Margherita di Viareggio, amava in particolar modo le piccole pasticcerie d'élite: ad esempio, nella godereccia Viareggio, alla più nota pasticceria Fappani, ne preferiva una piccolina, non molto lontana da quest'ultima, il cui titolare, in virtù della stima e dell'amicizia che lo legava al Maestro, e conoscendone bene i gusti, inventò per lui una variante della famosa Torta co' Becchi Lucchese. Si trattava di una frolla, su cui si adagiavano un voluttuoso strato di amaretti bagnati nel rum, uno di cioccolato fondente extra, e uno, sottile, di marmellata di ciliegie.

La Torta Puccini nacque così: caduta in disuso perchè profondamente legata alla figura del Maestro e perchè, soprattutto, molto costosa, essendo fatta con ingredienti della miglior qualità ed abbastanza dispendiosi rispetto alle verdure ed alle uvette che tradizionalmente compongono la Torta co' becchi, viene ora rispolverata in onore del centocinquantenario del grande musicista, assieme alla ricetta segretissima di un cioccolatino al rum a lui dedicato dall'Antica Locanda di Sesto.
Grandi festeggiamenti, dunque, il 22 dicembre, e grandi eventi...

Anche io, basandomi sugli ingredienti tanto amati da Puccini, ho voluto omaggiare, in maniera semplice, ma sentita, colui che così tante volte mi ha emozionato. Prendendo ispirazione dalla suddetta torta, gli dedico quindi il mio:

Bon-bon Puccini

Cioccolato fondente al 70%
amaretti
rum bianco
marmellata di ciliege poco zuccherata ( o anche di fragole )
cacao amaro in polvere


Fate sciogliere a bagnomaria o nel microonde il fondente. Intanto bagnate con un gesto velocissimo, uno per uno, gli amaretti nel rum: appaiateli poi due a due, mettendo in mezzo un po' di marmellata. Rotolate quindi il bon-bon nel fondente, aiutandovi con due forchette, quindi nella polvere di cacao amaro e metteteli a freddare, in frigo o, semplicemente, fuor di finestra, su carta forno, finchè non si saranno solidificati. Fate tutto questo non molto prima di consumarli, per non lasciare che gli amaretti perdano del tutto la loro consistenza.
Mi è molto piaciuto il gioco di profumi e consistenze: da quella "polverosa" dell'esterno, a quella croccante e fredda del fondente, alla cedevolezza dell'amaretto leggermente bagnato nel rum, sino al cuore morbido di marmellata....
Provateli, magari come evocativo accompagnamento al tè Madama Butterfly, miscela sapiente di Alfredo Carrai, una base giapponese con un sospiro di frutta, e l'azzurro del fiordaliso....Io, nell'attesa di procurarmelo di nuovo, ho utilizzato il Rosa del Giappone, anch'esso de La Via del Tè: la base è un Genmaitcha, ovvero una miscela di tè verde e riso tostato, impreziosita da roselline e fiordaliso....


In questo giorni sono stata invitata da varie amiche, fra cui Mary e Mara a partecipare all'iniziativa di Anna Paola, legata al Natale ed in particolare...a Babbo Natale!
Non me ne vogliate, ma non la giro ad altri blog, perchè ho paura di fare qualche gaffe e di invitare al gioco persone che abbiano già partecipato! Comunque, una breve letterina la scrivo pure io...

Caro babbo Natale, sarò breve, perchè so che hai tanto da fare in questi giorni....io non voglio chiederti niente, perchè quello di cui avrei bisogno veramente non sono cose che posso chiedere a te, semmai a qualcun altro...E poi, tante cose le ho già: parlo non solo dei beni materiali, ma soprattutto delle persone che ho intorno, da cui mi sento davvero amata ,e senza le quali non avrei avuto la forza che ho in questo periodo così nero, con i problemi di salute che ho avuto e che ho ancora...
Comunque,se proprio devo chiederti dei regali materiali, perchè si tratta di un gioco, e voglio essere anch'io un po' "leggera", vorrei poter fare un viaggio a Londra: oppure desiderei una Stanza da Tè, tutta per me, rivestita di carta da parati a fiori stile inglese, con le pareti tappezzate di quadri con le stampe delle rose di Redouté, con scaffali con tazze e teiere antiche, una vetrina con tutti i miei tè, in belle scatole di latta colorate, con una biblioteca con tutti i miei libri preferiti, un piccolo stereo per la musica, una poltroncina di velluto azzurro ed una table habillée dove degustare ,alle cinque in punto ,il tè prescelto: oppure vorrei un minuscolo giardino zen...e allora la sala da tè sarebbe tutta in stile giapponese!
Ma questo solo perchè il gioco prevede che ti chieda qualcosa, altrimenti....ho già tante tazze, teiere e tè....con l'aggiunta della fantasia posso prendere OVUNQUE la tazza quotidiana dell'infuso che adoro ...

Dovrei chiedere, secondo le regole del gioco, un regalo per il mondo: anche questa è una richiesta che non so se sia giusto fare proprio a te, ma, se devo proprio esprimermi, vorrei che nelle persone ci fosse maggior CONSAPEVOLEZZA... Secondo me questa è la virtù alla quale farebbero seguito automaticamente tutti gli altri doni: felicità, pace, benessere, amore....Consapevolezza che se inquini, commetti un reato gravissimo; consapevolezza che se acquisti una crema o un profumo testati sugli animali, non sarai mai bello; consapevolezza che se fai del bene, non devi chiederti cosa te ne verrà in tasca, e che quel bene non andrà perduto; consapevolezza del valore di una stretta di mano, del messaggio di un libro, della bellezza di un'opera d'arte, o di un fiore: consapevolezza quando parli, quando compri, quando agisci, quando ami...
Detto questo, auguro buon Natale anche a te, Babbo Natale: sei anziano, ormai, e gli acciacchi cominciano a farsi sentire! E copriti bene, su quella slitta, che la notte fa freddo! Un bacio grande.....Romina