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giovedì 11 giugno 2009

Baicoli veneziani con pasta madre....e foto delle mie bimbe pelose!


Volevo dire alla mia postina di farla finita di attentare all'incolumità dei miei pacchi e della mia corrispondenza, lasciando fuori della cassetta della posta carte di credito, libri e tè pregiati ordinati su internet, e pure la pasta madre che la nostra Rossa di Sera mi ha inviato ( è stata proprio carina, vero? L'ha fatto spontaneamente, ed è stato un gesto che mi ha fatto proprio tanto piacere...grazie di cuore ,Giulia! ).
Vi immaginate come fosse conciata, quella povera disgraziata, dopo essere stata fuori della cassetta della posta al sole per un sacco di ore....e io rinfresca....rinfresca....rinfresca.....e lei sempre più mogia, abbattuta, floscetta....
Poi, un giorno, l'ho trovata così....miracolo!




Il cuore batteva, al pensiero di tutto quello che avrei potuto inventare, pasticciare, impastare, infornare e, soprattutto...pappare con quella meraviglia!

Ho provato a farne delle brioche....ma non le ho postate perchè un po' troppo abbronzate e poco dolci....ma la pasta madre funzionava, eeeeeh se funzionava!
Poi ho provato questa ricetta, i baicoli veneziani: a questa ricetta a cui avevo trovato un rimando in questa pagina, nel simpatico blog di Antonella, Pane al Pane, Vino al Vino, che la stessa Giulia mi ha segnalato....

I baicoli sono da sempre il biscotto tipici della Serenissima....ecco la definizione che ne dà Giuseppe Boerio nel suo "Dizionario del Dialetto Veneziano", pubblicato nel 1856:


" Pasta reale condita di zucchero, spugnosa, biscottata, che s'inzuppa nel caffè o in simili bevande. Dicesi baicolo per similitudine, benchè grossolana, alla figura di piccolissimi cefali, chiamati appunto Baicoli "

Friabilissimi, con una doratura "lunare" ed un profumo delicatissimo di burro, sono perfetti da soli, ma anche, in quanto poco dolci, sì, forse si potrebbero anche spalmare con un velo di marmellata.... Ma secondo me sarebbe far loro un dispetto....perchè la loro è la bontà delle cose semplici, senza fronzoli.....bontà soave e sottile da assaporare con lentezza, e da non coprire o traviare con inutili orpelli!

"No gh'è a sto mondo, no,
più bel biscoto più fin, più dolse,
più łisiero e san
par mogiar ne ła cìcara o nel goto
del baìcoło nostro venessian" ( Boerio )


baicoli da affettare e tostare...



Specialissimi nel caffè, ma anche con lo zabaione e col vino moscato, come i Dogi amavano fare,
me li sono goduti stamattina con una bella tazza di caffellatte, come premio dopo una mezza nottata passata insonne a ninnare Dacia che aveva le coliche ( poverina....sta facendo gli antibiotici...)

Per la ricetta mi pare giusto rimandarvi qui....la doratura mi è venuta quasi "nulla", tanto che qui in foto paiono, direi...fettine di pane! Ma devono rimanere comunque molto "pallidi", e , una volta ripassati nel forno ventilato, sono diventati davvero croccantissimi .... pronti ad inzupparsi voluttuosamente!




Vi metto anche, dato che molto di voi me l'hanno chiesto, le foto delle mie tre bimbe: ancora separate, dato che una foto tutte insieme, almeno per ora, è pura utopia!

Totti e Tilly....


Totty assonnata.....


Tilly curiosona....


Io sono la nuova arrivata, Dacia....vedrete fra qualche tempo, come sarò bella! Ora sto tanto male...




lunedì 5 gennaio 2009

Carbonara di tonno.



E' una variante della gloriosa Carbonara con il guanciale ( mi raccomando....non la pancetta, che fa tanto "eggs and bacon" all'americana! ), che risale a tempi antichissimi.
Alcuni dicono che la Carbonara prenda il nome dai carbonai ,che potevano portarsi nella bisaccia questa pasta nutriente, buona anche fredda ( e c'è chi vede nella generosa spolverata di pepe che la rifinisce il ricordo della fuliggine che, immancabilmente, finiva per ricadere nel piatto di questi umili lavoratori ).
Altri la legano ai moti Carbonari, ai nascondigli e alla vita di macchia dei combattenti del risorgimento, e alla loro necessità di cibi veloci, semplici da preparare, con ingredienti facilmente reperibili.
Ma altri ancora darebbero alla ricetta ben più nobili e ricercati natali di quelli a cui ho appena fatto cenno. Si parla di un discendente del Guido Cavalcanti di dantesca memoria, Ippolito ,duca di Buonvicino, che, in un suo libro , avrebbe pubblicato la ormai notissima ricetta.
Oppure si menziona il noto chef Renato Gualandi : trasferitosi dalla natìa bologna per seguire la moglie Laura, durante la seconda guerra mondiale, quando era capo cuoco all'Hotel des Bains di Riccione, ( ma alcuni parlano del Domus Mea della stessa città....) egli si trovò di fronte alla necessità di "smaltire" l'immensa quantità di uova e di pancetta acquistata al mercato nero dall'esercito canadese, che era ospite in città per un convegno. Del resto, prima del '44, anche a Roma stessa non si trova cenno della nota Carbonara....Gualandi, che negli anni consolidò ed aumentò il suo prestigio, tanto da venir insignito dal sindaco di Riccione del titolo di "Inventore della Carbonara", all'età di quasi novant'anni!
Comunque sia, questa ricetta ha fatto il giro del mondo, perchè è facile, è adatta a tutte le tasche e soprattutto...perchè è buonissima!! Indipendentemente dai natali che vogliamo darle, è figlia di antichi piatti come la "Cacio et Ova" laziale, piatti semplici e gustosi della tradizione contadina, adatti ad essere consumati freddi.

Questa che vi suggerisco, come ho detto, è una ricetta che si ispira alla suddetta Carbonara, e che può fregiarsi di questo titolo in quanto prevede la presenza dell'uovo mantecato in ultimis con la pasta. E' molto gustosa, ed ho notato che piace anche ai più piccoli, il che non guasta....
( Ricetta tratta da " 50 sughi sprint per la pasta ", opuscolo in regalo, diversi anni fa, con la rivista TU )

330 g di farfalle
20 g di burro
2 cucchiai di olio EVO
uno spicchio di aglio
160 g di tonno al naturale
2 tuorli ( se volete abbassare il contenuto di colesterolo, un uovo intero, in quanto la chiara non ne ha quasi per niente...)
un bel ciuffo di prezzemolo
sale, pepe, grana grattugiato

Il tutto si svolge nel giro di una diecina di minuti. Mettete a cuocere la pasta.
Intanto ,in una padella capiente e possibilmente antiaderente, rosolate nell'olio l'aglio ,dopo averlo spremuto con l'apposito attrezzino ( altrimenti, toglietelo subito dopo): unite quindi il tonno ben sbriciolato con una forchetta, e fatelo rosolare per uno o due minuti.
Sbattete l'uovo con tre cucchiai colmi di grana e con un pizzico di sale. Mettete nella padella la pasta, scolata al dente, unite il composto di uova ed aggiungete il burro a crudo.
Mantecate brevemente, in modo che la pasta risulti cremosa, non troppo "asciutta"; quindi spolverate di prezzemolo e di pepe di macina.
Portate in tavola con altro formaggio da grattugiare, eventualmente, in più.
P.S. Il condimento è talmente buono, che io non mi attengo strettamente alle dosi che vengono date, ma le aumento un pochetto...fate vobis!



lunedì 29 dicembre 2008

Torta Riccioli de La Cucina Italiana: come eravamo...


Non vi dico lo stupore, la gioia e la curiosità che ho provato quando, in un mercatino dell'usato vicino a casa mia ho scovato, anzi, mio marito ha scovato ( perchè io cerco....cerco...ma poi le vere chicche le trova sempre lui! ) cinque numeri de La Cucina Italiana, risalenti al 1957! Mi sono incantata a sfogliare queste pagine ancora molto ben conservate: è un vero tuffo nella vita di cinquant'anni fa, uno spaccato del gusto, delle aspirazioni, dei modelli dell'epoca.
Per prima cosa: le calorie degli alimenti : esse sono viste come qualcosa di benefico, positivo, nutriente, quindi....che ben vengano! Nessun cenno alla linea, ad alimenti light, o a cibi scremati: ma, specie per i bimbi, un tripudio di colazioni sostentratrici, di merende ristoratrici, di energetici pranzetti !
E poi, la visione della donna: angelo del focolare, timida, ma solerte e indispensabile ombra che, dietro il marito, lo sostiene, lo vizia, ne cura le alleanze ed i legami sociali, ha l'obbligo di essere sempre bella e curata, e di dirigere con garbo e discrezione la chiassosa orchestra della famiglia....
E i desideri, i prodotti-culto di quegli anni, poi!...Sono oggetti che ai nostri occhi appaiono come superati, obsoleti, inefficaci: aspirapolveri ingombranti, improbabili lavatrici, fruste elettriche ed altri elettrodomestici dal design che strizza l'occhio al mondo futuristico dello spazio, ma poco pratici o potenti rispetto ai piccoli capolavori che oggi fanno bella mostra di sè nelle nostre cucine....ma anche così accattivanti, nei loro colori vivaci ( oggi i piccoli elettrodomestici sono quasi sempre bianchi o argentati! ), nelle loro forme semplici e squadrate, nella loro solida struttura che fa pensare ad un bene prezioso, ad una spesa destinata a durare nel tempo, ad un vero investimento!
E poi: i doveri sociali, i consigli del galateo, i convenevoli della vita mondana....O i servizi sui ristoranti emergenti della cucina...
Ma in questa full immersion negli anni della giovinezza dei nostri genitori, ho notato che sono anche molti gli aspetti in comune con la nostra epoca: sfogliando, si incontrano prodotti come Ovomaltina, o il brodo Knorr, o il tè Ati in bustine ( graziose signorine inglesi dell'alta società assicurano di non aver mai bevuto un tè migliore! ) o la margarina Gradina ( "...brava, avevi ragione: si mangia bene con Gradina! ") la carne Simmethal ,prodotti che hanno sfidato il passare del tempo: avveniristici ,allora, oggi, per noi, culla di ricordi, coccola confortante di tradizioni casalinghe....Nuove entrate come la magnifica Moka Bialetti, "che sfrutta tutto il caffè"; servizi su ristoranti destinati a fare strada ( vi dice niente Fini di Modena? ); consigli sull'uso di nuovi, avveniristici materiali, come ...la gommapiuma, e la fòrmica!



E poi ci sono le ricette intramontabili, come questa Torta Riccioli, di lontanissima memoria, che sfida il tempo per la sua bellezza, per la sua bontà, per essere l'archetipo della torta a lievitazione lenta; è la torta per cui ci vuole un intero pomeriggio di sapienti lievitazioni e di vigorosi impasti, ma che lascia il segno nella memoria di chi la vede uscire dal forno ,come una regina dalle sue stanze, e che può goderne per una settimana senza che ne vengano scalfiti consistenza e profumo.

da La Cucina Italiana, rivista per le famiglie fondata nel 1929, dicembre 1957

TORTA RICCIOLI

Ingredienti:

farina bianca g 500
burro g 110
zucchero g 100
zucchero a velo (facoltativo! ) g 100
lievito di birra g 10
qualche cucchiaio di marmellata
4 uova
un bicchiere circa di latte
sale

Impastate in una zuppierina il lievito di birra, 100 g di farina e tanta acuqa tiepida quanta ne basti a formare una pasta morbida.
Fate di questa pasta una palla, infarinatela, fatele sopra un taglio a croce e mettetela a lievitare, coperta, in luogo tiepido per circa mezz'ora.
Versate in una seconda zuppiera più grande la restante farina, lo zucchero semolato, il burro ammorbidito e tagliato a tocchetti, mezzo cucchiaino di sale tre tuorli: unite il panetto lievitato e circa un bicchiere di latte tiepido: la pasta dovrà essere elastica e abbstanza morbida.
Lavoratela con energia sul piano di lavoro, finchè non si staccherà bene dalle mani e dalla spianatoia: a quel punto infarinatela, coprite la zuppiera con un tovagliolo e mettete di nuovo a lievitare per un'ora.
A quel punto prendete la pasta, lavoratela sul piano per pochi secondi e spianatela in un cerchio alto circa un centimetro e mezzo.
Imburrate o mettete della carta forno su una placca da forno e sistematevelo.
Mettete al centro un bicchiere: servirà come riferimento. Con un coltello affilato e ben infarinato tagliate la pasta in dodici fette che ariveranno sino al bicchiere ( guardate le immagini....).


A questo punto prendete due fette di pasta, allungatele delicatamente fra le mani, intrecciatele, avvolgetele a spirale e sistematele al centro, al posto del bicchiere. Procedete intrecciando a due a due le altre fette, allungate fra le mani, fino ad avere una specie di fiore a cinque petali. Con le mani cercate di compattarlo il più possibile. Mettete al centro di ogni rosetta uno, due cucchiai della marmellata che preferite ( ottima quella di more e di frutti di bosco in genere! ). A questo punto la ricetta prevede che mettiate intorno al fiore, per mantenerlo in forma, un cerchio fatto con carta da pasticceri: io credo si possa usare la carta forno, ripiegata su se stessa varie volte a renderla più robusta e chiuda con una spillatrice a formare un cerchio, oppure, come ho fatto io, il cerchio di una torta a cerniera, imburrato ed infarinato.
Coprite con un tovagliolo e fate lievitare per un'altra ora.
Pennellate con restante tuorlo, e con grande delicatezza, la vostra torta, che sarà molto lievitata, ed infornatela in forno ben calso a 200° per 20 minuti circa.
Fatela raffreddare e togliete il cerchio che la teneva in forma. Quando sarà completamente fredda, potrete decorarla facendo con poca acqua e lo zucchero a velo una glassa da far colare a linee sottili con un piccolo cono di carta forno, o con un sac-à-poche...ma io credo che diventerebbe troppo dolce, e mi sono fermata al passaggio precedente....

Lodi, quindi, alla torta che abbisogna di lentezza, di cura, di dolci sonnellini in tiepidi angoli sotto tovaglioli quadrettati, e di amorosi massaggi sulla spianatoia!

domenica 21 dicembre 2008

Buon compleanno, maestro!


" Il popolo di Torre del Lago
pose questa pietra
a termine di devozione
nella casa
ove ebbero nascimento
le innumeri creature di sogno
che
GIACOMO PUCCINI
trasse dal suo spirito mortale
e rese vive
col magistero dell'arte
perchè dicessero a tutti
ITALIA..."

Questa targa, posta sul fianco della villa pucciniana di Torre del Lago nel 1924, dice già tutto...
Il nome Puccini è sinonimo di italianità, di arte, di musica in tutto il mondo.
Nato il 22 dicembre di 150 anni fa a Lucca, egli ci ha regalato alcune delle arie più belle di tutti i tempi...Mimì, Tosca, Butterfly, Turandot rappresentano le mille sfaccettature dell'animo femminile, di cui Puccini, amante delle donne in tutti i sensi, fu finissimo conoscitore.
Ma di Puccini è rinomata anche l'immensa passione per la cucina, soprattutto per i piatti di cacciagione ( famose le folaghe alla Puccini ), e per i dolci. Grande frequentatore di caffè illustri, come il caffè di Simo nel centro di Lucca, o il Margherita di Viareggio, amava in particolar modo le piccole pasticcerie d'élite: ad esempio, nella godereccia Viareggio, alla più nota pasticceria Fappani, ne preferiva una piccolina, non molto lontana da quest'ultima, il cui titolare, in virtù della stima e dell'amicizia che lo legava al Maestro, e conoscendone bene i gusti, inventò per lui una variante della famosa Torta co' Becchi Lucchese. Si trattava di una frolla, su cui si adagiavano un voluttuoso strato di amaretti bagnati nel rum, uno di cioccolato fondente extra, e uno, sottile, di marmellata di ciliegie.

La Torta Puccini nacque così: caduta in disuso perchè profondamente legata alla figura del Maestro e perchè, soprattutto, molto costosa, essendo fatta con ingredienti della miglior qualità ed abbastanza dispendiosi rispetto alle verdure ed alle uvette che tradizionalmente compongono la Torta co' becchi, viene ora rispolverata in onore del centocinquantenario del grande musicista, assieme alla ricetta segretissima di un cioccolatino al rum a lui dedicato dall'Antica Locanda di Sesto.
Grandi festeggiamenti, dunque, il 22 dicembre, e grandi eventi...

Anche io, basandomi sugli ingredienti tanto amati da Puccini, ho voluto omaggiare, in maniera semplice, ma sentita, colui che così tante volte mi ha emozionato. Prendendo ispirazione dalla suddetta torta, gli dedico quindi il mio:

Bon-bon Puccini

Cioccolato fondente al 70%
amaretti
rum bianco
marmellata di ciliege poco zuccherata ( o anche di fragole )
cacao amaro in polvere


Fate sciogliere a bagnomaria o nel microonde il fondente. Intanto bagnate con un gesto velocissimo, uno per uno, gli amaretti nel rum: appaiateli poi due a due, mettendo in mezzo un po' di marmellata. Rotolate quindi il bon-bon nel fondente, aiutandovi con due forchette, quindi nella polvere di cacao amaro e metteteli a freddare, in frigo o, semplicemente, fuor di finestra, su carta forno, finchè non si saranno solidificati. Fate tutto questo non molto prima di consumarli, per non lasciare che gli amaretti perdano del tutto la loro consistenza.
Mi è molto piaciuto il gioco di profumi e consistenze: da quella "polverosa" dell'esterno, a quella croccante e fredda del fondente, alla cedevolezza dell'amaretto leggermente bagnato nel rum, sino al cuore morbido di marmellata....
Provateli, magari come evocativo accompagnamento al tè Madama Butterfly, miscela sapiente di Alfredo Carrai, una base giapponese con un sospiro di frutta, e l'azzurro del fiordaliso....Io, nell'attesa di procurarmelo di nuovo, ho utilizzato il Rosa del Giappone, anch'esso de La Via del Tè: la base è un Genmaitcha, ovvero una miscela di tè verde e riso tostato, impreziosita da roselline e fiordaliso....


In questo giorni sono stata invitata da varie amiche, fra cui Mary e Mara a partecipare all'iniziativa di Anna Paola, legata al Natale ed in particolare...a Babbo Natale!
Non me ne vogliate, ma non la giro ad altri blog, perchè ho paura di fare qualche gaffe e di invitare al gioco persone che abbiano già partecipato! Comunque, una breve letterina la scrivo pure io...

Caro babbo Natale, sarò breve, perchè so che hai tanto da fare in questi giorni....io non voglio chiederti niente, perchè quello di cui avrei bisogno veramente non sono cose che posso chiedere a te, semmai a qualcun altro...E poi, tante cose le ho già: parlo non solo dei beni materiali, ma soprattutto delle persone che ho intorno, da cui mi sento davvero amata ,e senza le quali non avrei avuto la forza che ho in questo periodo così nero, con i problemi di salute che ho avuto e che ho ancora...
Comunque,se proprio devo chiederti dei regali materiali, perchè si tratta di un gioco, e voglio essere anch'io un po' "leggera", vorrei poter fare un viaggio a Londra: oppure desiderei una Stanza da Tè, tutta per me, rivestita di carta da parati a fiori stile inglese, con le pareti tappezzate di quadri con le stampe delle rose di Redouté, con scaffali con tazze e teiere antiche, una vetrina con tutti i miei tè, in belle scatole di latta colorate, con una biblioteca con tutti i miei libri preferiti, un piccolo stereo per la musica, una poltroncina di velluto azzurro ed una table habillée dove degustare ,alle cinque in punto ,il tè prescelto: oppure vorrei un minuscolo giardino zen...e allora la sala da tè sarebbe tutta in stile giapponese!
Ma questo solo perchè il gioco prevede che ti chieda qualcosa, altrimenti....ho già tante tazze, teiere e tè....con l'aggiunta della fantasia posso prendere OVUNQUE la tazza quotidiana dell'infuso che adoro ...

Dovrei chiedere, secondo le regole del gioco, un regalo per il mondo: anche questa è una richiesta che non so se sia giusto fare proprio a te, ma, se devo proprio esprimermi, vorrei che nelle persone ci fosse maggior CONSAPEVOLEZZA... Secondo me questa è la virtù alla quale farebbero seguito automaticamente tutti gli altri doni: felicità, pace, benessere, amore....Consapevolezza che se inquini, commetti un reato gravissimo; consapevolezza che se acquisti una crema o un profumo testati sugli animali, non sarai mai bello; consapevolezza che se fai del bene, non devi chiederti cosa te ne verrà in tasca, e che quel bene non andrà perduto; consapevolezza del valore di una stretta di mano, del messaggio di un libro, della bellezza di un'opera d'arte, o di un fiore: consapevolezza quando parli, quando compri, quando agisci, quando ami...
Detto questo, auguro buon Natale anche a te, Babbo Natale: sei anziano, ormai, e gli acciacchi cominciano a farsi sentire! E copriti bene, su quella slitta, che la notte fa freddo! Un bacio grande.....Romina

domenica 7 dicembre 2008

Mendiants....


C'era una volta un piccolo villaggio francese, Lansquenet, ed una deliziosa cioccolateria il cui nome era tutto un programma: si chiamava La Céleste Praline, e la sua proprietaria era una giovane donna, Vianne.
"Qualunque strega degna del suo libro di magie vi direbbe che era illuminata di fascino. Fascino per cambiare il corso delle vite, fascino per incantare, per curare, per ferire, per nascondere."
Vianne aveva capelli da zingara, grandi bracciali ed uno sguardo capace di capire, in un batter di ciglia, i desideri più profondi di chi si affacciava al suo negozio: sapeva carpire l'essenza delle persone,e consigliare il cioccolatino perfetto per loro, quello che li rispecchiava e che li avrebbe resi felici.
Aveva una figlia, la piccola Anouk, che giocava spesso con il suo amico immaginario, il dolce coniglio Pantoufle. Ma il destino di madre e figlia era segnato: esse non trovavano mai pace in nessun luogo, e loro destino era quello di pellegrinare, sospinte dal vento.

"Voilà le bon vent, v'oilà le joli vent
Voilà le bon vent, ma mie m'appelle
Voilà le bon vent, v'olià le joli vent
Voilà le bon vent, ma mie m'attend"

Cantava la loro filastrocca. Il loro vagabondare le portò sino a Parigi, nel fascinoso quartiere di Montmartre, dove, con l'aiuto della vivace, e misteriosa, Zosie de l'Alba, la Chocolaterie riprese vita...

" Guardo nella chocolaterie. Ha un aspetto caldo, quasi intimo. Le candele bruciano sui tavoli...Ha il profumo di arancia e chiodi di garofano...del vino aromatizzato che serviamo insieme alla nostra cioccolata calda speziata, e di pan di zenzero fresco, appena sfornato...Si fermano davanti alla vetrina, catturano l'odore, ed eccoli entrati, con l'aria un pochino stordita...biscotti all'arancia amara, MENDIANTS Du Roi, quadretti al peperoncino piccate, tartufi al brandy alla pesca, angioletti al cioccolato bianco,croccantini alla lavanda, tutti che sussurrano in modo impercettibile:

"Provami. Assaggiami. Gustami...."

Chi mi conosce sa quanto io ami Joanne Harris, per il suo modo unico di descrivere cose e persone, ma anche per i suoi voli culinari, che hanno portato alla creazione di veri e propri libri di cucina ispirati ai suoi racconti. In particolare ho adorato il suo libro Le Scarpe Rosse ( The Lollipop Shoes ), il seguito di Chocolat, che ho letto in meno di tre giorni...Per la sua uscita la splendida pasticceria Cova di Milano ha organizzato un evento di un'eleganza senza pari, mettendo in vetrina non solo cioccolatini di ogni foggia ed il bellissimo libro di Joanne, ma anche un paio di scarpette color rubino appartenute alla splendida Marilyn Monroe.


Il nome dei cioccolatini preferiti dalla piccola Anouk-Nanou, i Méndiants, appunto, mi ha subito incuriosito. Come mai un tale nome , mendicanti, è stato accostato ad un tale tripudio di vellutati profumi e fragranti consistenze? I Méndiants, infatti, non sono altro che dischetti di cioccolato fondente, o al latte, a cui viene aggiunta frutta secca o candita!
Sono un classico anche nel Natale Provenzale, che prevede tradizionalmente 13 desserts, per richiamare simbolicamente la figura di Gesù coi dodici apostoli: è chiaro che questi dolci dovranno essere semplicissimi, e i Méndiants, per la loro facilità di esecuzione e per gli ingredienti semplici da reperire in questo periodo, sono perfetti. Una spiegazione al loro bizzarro nome ci viene dalla bocca di Vianne stessa:

" Sono i miei preferiti - e si chiamavano così perchè anni fa venivano venduti dai mendicanti e dagli zingari- dischi grandi come biscotti di cioccolata nera, al latte o bianca, sui quali si sparge della scorza di limone, o mandorle, ogrossi chicchi di uva malaga...Ad Anouk piacciono quelli bianchi,anche se io preferisco quelli scuri, fatti con la migliore copertura al settanta per cento. Dolceamari al palato, con il gusto dei tropici misteriosi..."

Ma questa non è l'unica spiegazione: Vianne parla di frutta candita ( e l'abbinamento scorzette/cioccolato è ormai riconosciuto come uno dei più golosi al mondo...), e di frutta secca in genere: ma i puristi della ricetta parlano di frutta di quattro colori, che devono essere tutti presenti su ogni Méndiant: ad esempio...

Mandorle
Noci/nocciole
Fichi secchi
Uvetta/ Prugne secche

Questo perchè? Perchè il grigio, il bianco, il marrone, il violaceo di questi frutti ricorderebbero il colore delle vesti dei quattro grandi ordini mendicanti della Chiesa Cattolica...ecco qua un'altra spiegazione al nome di questi deliziosi cioccolatini! Procuratevi quindi:

la frutta secca, meglio se quella "canonica" di quattro colori differenti
del cioccolato fondente al 70%, ma anche al latte o bianco
della carta forno
una palettina

Sciogliete dolcemente a bagnomaria il cioccolato ( i vari tipi separatamente! ), prelevatene un po' con un cucchiaino e, con delicati gesti circolari, spalmatelo sulla carta forno, posta su un piano freddo o su un tagliere di legno. Dovrete formare dei dischi abbastanza sottili, grandi come una grossa moneta...Finchè sono ancora morbidi, affondate su di essi la frutta secca a pezzettini, metteteli quindi al freddo ( anche fuori di finestra ) a solidificare bene. Staccateli poi con una palettina e manteneteli al fresco sino al momento di consumarli. Piacciono molto anche a me, che non amo il cioccolato: il gusto burroso e vellutato di quest'ultimo fa da antefatto alla saporita croccantezza della frutta secca, come la tenda di un teatro che si apre a svelare...la magia!

Con questa ricetta vorrei partecipare alla deliziosa iniziativa di The Swan Cake, il cui bannerino vedete qui a fianco!


martedì 2 dicembre 2008

Grand aioli!


Ho ritrovato in un cassetto, ancora da incorniciare, la poesia che Pierre Vaussais ha dedicato alla Provenza: l'ho comprata a Fontaine de Vaucluse l'estate scorsa. Fontaine è un paesino delizioso che si snoda sulle "chiare, fresche,dolci acque" del Petrarca: il poeta aretino visse qui per molti anni, all'epoca del Papato avignonese: qui cantò l'amore per Laura, qui la seppe morta durante la terribile peste che colpì queste zone a metà del '3oo, qui concepì come opera unica, il Canzoniere, le sue rime. Ovunque aleggia il suo spirito: nella piccola, deliziosa casa adibita a museo, e circondata da rose: nella passeggiata irta di rocce che era solito fare sino alla profondissima sorgente della Sorgue, luoco magico e arcano: nei nomi di Hotel e negozi.
Le acque sono davvero verdissime, smeraldine...su di esse si affacciano ristorantini, piccoli e romantici alberghi, angoli fatati d'ombra e di quiete sotto enormi alberi; ma anche un antichissimo Moulin à Papier, dove, da tempo immemorabile, con gli stracci si fa una carta grossolana ma setosa, a cui spesso gli artigiani aggiungono foglie e fiori e con cui vengono create agende, biglietti, ma anche quadri con poesie, anche del Petrarca stesso....


....Il ritrovamento inaspettanto di questo tesoro mi ha fatto venire nostalgia della mia amatissima Provenza, della sua luce, dei suoi colori e del suo cibo...Dunque, ho preparato, con i grossi agli che ho comprato quest'estate, bulbi di vero e proprio avorio , e con l'olio buono, la salsa provenzale per eccellenza: l'Aioli.
E' una salsa che acquista valore non soltanto per gli ingredienti ottimi con cui deve esser fatta, ma anche per il lavoro manuale che accompagna la sua preparazione. Chi ama l'aglio ( ed io, personalmente, lo adoro...) ne sarà conquistato: chi non lo ama, forse cederà, vinto da tanta squisitezza. Gli ingredienti devono essere tutti a temperatura ambiente. Dobbiamo avere:

un mortaio (io ne ho uno in legno, ma quello "en marbre", in marmo, sarebbe quello adatto)
un tuorlo d'uovo freschissimo
tre o quattro grossi spicchi d'aglio
olio extravergine di gusto delicato, non troppo piccante (perfetti gli oli liguri...del resto, la costa è la stessa! )
sale, un pizzico

Schiacciate l'aglio con il sale con grande cura nel mortaio, sino ad avere una pasta. Unite dolcemente il tuorlo dell'uovo e, girando in senso orario sempre con la stessa velocità, sostenuta ma non troppo, l'olio a filo. L'Aioli sarà pronto quando il pestello, lasciato andare, resterà dritto nel mortaio.
Questa salsa va servita a parte, meglio se nel mortaio stesso: insieme si presentano non solo "la morue", cioè il merluzzo, dissalato e lessato, servito tiepido, ma anche un'infinità di verdure lesse, specialmente patate, cardi, carciofi, carote,cavolfiore, meglio se cotte separatamente per mantenerne intatti i sapori. Insieme andrebbero presentate anche lumache lessate e... uova sode.
Tutto ciò costituisce il cosiddetto Grand Aioli: davvero un piatto da re! Oltretutto è il piatto tipico del Natale, in questi luoghi, insieme al Gros Souper e ad altre pietanze ricche di sapore e di tradizione.
Insieme ho messo in tavola anche delle olive verdi e delle olive nere taggiasche che ho preparato con le spezie di questa terra meravigliosa: erano in salamoia; io le ho immerse in olio EVO con qualche spicchio di aglio ,aggiungendo un trito di erbe che custodisco gelosamente in uno scatolino di latta, dopo averle essiccate e macinate finemente: origano, maggiorana, basilico, grani di senape, chicchi di lavanda , timo, rosmarino, salvia, semi di finocchio , con l'aggiunta di un pizzico di sale e uno di zucchero.
Dopo una quindicina di giorni sono perfette per accompagnare i formaggi, o anche solamente una bella fetta di ottimo pane.