martedì 25 novembre 2008

Insalata de " Le mirador "



Le Mirador è una piccola brasserie nel cuore di Nizza: seduti sia all'interno, che all'esterno, è possibile osservare il passeggio che, in tutte le stagioni, scorre lungo la via centrale per allargarsi in piazza Magenta. E' un posto carino: ci siamo fermati quasi per caso, in una giornata afosa di inizio estate, attirati dalla frescura dell'interno. Il personale è attento e simpatico, ed è un'esperienza veramente gradevole fare una sosta e mangiare un boccone in questo locale grazioso e alla mano. Ma il mio ricordo più vivo è legato alle insalate, di cui viene presentato un ricco menu: e non solo la classica nizzarda, con uova , acciughe e olive nere, che sembra andare per la maggiore, ma molte altre, alcune più esotiche, altre più raffinate, altre ancora semplici e quasi casalinghe. Ricordo che mio marito prese un'insalata la cui nota principale era il connubio champignons/ avocado: l'ho assaggiata anche io ( e ci mancherebbe!...) e mi è piaciuta molto; devo dire che, anche dal punto di vista estetico, si presentava benissimo!
Ma quella che ho scelto io, quella che ho eletto a MIA PERSONALISSIMA E SOVRANA INSALATINA , quella che faccio come piatto speciale , d'estate di preferenza, ma in qualsiasi stagione,era quella di cui vi posto gli ingredienti: io ho l'abitudine di presentarli separati in un grande piatto ,affinchè ognuno possa miscelarli come vuole, variando combinazioni e quantità.
E' un'insalata che appaga gli occhi, perchè è coloratissima e vivace; l'olfatto perchè è profumatissima, e per me in particolare profuma proprio di quella dolce, calda giornata in Costa Azzurra; e, soprattutto ,appaga il gusto. Gli ingredienti hanno infatti diverse, ma complementari consistenze, e sapori che, nonostante l'insieme possa apparire bizzarro, si fondono perfettamente. L'ananas è dolce e croccante, ma anche aspro: il surimi ed i gamberi dolci anch'essi, ma anche saporiti e teneri: la gentilina ,croccante, ma non troppo, pulisce il palato con le sue sottili note erbacee: così anche il pompelmo, aromatico ed amarognolo, col suo tocco di acidità: il mais , infine,dà profumo e colore. La salsa cocktail completa con quel tocco di esotico-anni80 che rende il tutto credibile e molto, molto appetitoso. Provatela, e non vi pentirete! Servono:

Gamberetti (meglio se freschi, puliti, sbollentati e passati sotto il getto dell'acqua fredda )
Mais in scatola
Ananas fresco o al naturale (NON sciroppato, mi raccomando! )
Surimi
Insalata gentilina freschissima
Un pompelmo, meglio se rosa, pelato al vivo e fatto a spicchi, che taglierete ognuno a metà
Salsa Cocktail

Presentale il tutto in un piatto da portata largo, dando ad ognuno una terrina dove mescolare gli ingredienti nelle proporzioni preferite : comunque , per avere il giusto effetto d'insieme, gli ingredienti devono essere presenti TUTTI! nel piatto di ognuno.
Poi ponete al centro della tavola il sale e una ciotolina con la salsa. L'olio è facoltativo: io lo trovo poco adatto.
Buon appetito!

Con questo post vorrei partecipare alla simpatica raccolta di Susina Strega del Tè, che potete trovare qui


Ancora premiiii!!!!!





Ringrazio infinitamente la dolcissima Mary di DeliziedelPalato che si è ricordata di me, nell'assegnare questi bei premi. Io, a mia volta, li giro ad Elisabetta, che ha appena lasciato un commento in un mio post, facendomi così scoprire il suo delizioso blog, a Mirtilla, divertente ogni giorno di più, alle semprebravissime Manu e Silvia, che vengono spesso a trovarmi Chez Moi! e a Susina, che come me ama il tè ed e troppo simpatica! Un bacio a tutte e grazie ancora, Mary!

lunedì 24 novembre 2008

Pasta alla "Giovane Italia".



E' solo per un gioco di parole, che ho battezzato così questa pasta, che a casa mia amiamo im particolar modo: niente Risorgimento, quindi, nessuna evocazione storica, ma soltanto una ricetta colorata di bianco-rosso e verde come il nostro tricolore, giovane perchè semplice e veloce da preparare. E' quindi adatta alle scorribande tra amici, così come per una serata speciale a chi vuole far breccia nel cuore dell'amato bene, ma ha a disposizione, magari dopo una giornata di lavoro, solo una manciata di minuti. Il tutto, infatti, si svolge in un quarto d'ora, venti minuti al massimo, il tempo di metter su la tovaglia e mettere in frigo il vino; occorrono soltanto:

Garganelli (le dosi sono per due/tre persone )
dieci/dodici pomodorini ciliegia
200 g di quartirolo
qualche cucchiaio di latte
3 cucchiai di olio EVO
qualche foglia di basilico fresco
una buona manciata di pinoli
sale, pepe di macina


Mettete a bollire l'acqua per la pasta. In un padellino antiaderente tostate i pinoli e lasciateli in caldo. Dividete in quarti i pomodorini e cospargeteli con due bei pizzichi di sale; mescolate e metteteli in uno scolapasta, ad insaporirsi e a perdere un po' dell'acqua di vegetazione.
In un'ampia padella tipo wok mettete l'olio, quando sarà abbastanza caldo (ma non troppo) ponetevi il quartirolo sbriciolato con le dita, aggiungete qualche cucchiaio di latte ed abbassate il fuoco, facendo sì che il formaggio si fonda: comunque, meglio se rimangono dei pezzetti ancora interi, perchè il gioco delle consistenze cremoso/compatto e delle temperature caldo/fresco è l'elemento vincente di questo piatto.
Sciacquate dopo un quarto d'ora i pomodori, e scolateli bene bene. Lavate le foglie di basilico.
Una volta cotti i garganelli, metteteli ad insaporire nel wok con il formaggio, facendoli saltare brevemente e cospargendo di pepe di macina.
Impiattando, cospargerete di pomodorini, pinoli tostati e basilico, meglio se spezzettato con le dita, anzichè tagliuzzato, per non perdere i preziosi oli volatili delle foglie.

P.S. Quella che vedete nella foto, non è una pasta fatta col quartirolo, perchè dove abito io non è facile trovarlo ( lo trovo invece con facilità a Pisa, in un iper di matrice francese, C...four, per capirsi! ). Ho quindi sostituito questo formaggio con 100g di ricotta vaccina + 100 g di feta sbriciolata, stemperati ed amalgamati, lasciando anche qui qualche pezzettino di feta un po' più consistente, e devo dire che il risultato è stato molto soddisfacente!

venerdì 21 novembre 2008

Evviva evviva! Premio fantasia e Premio Natalizio!


Che bello, altri due premi! Questo post è soltanto per ringraziare Fantasilandia e per fare i complimenti agli altri che con me li condividono...Un bacione!

Crostata DOLCE di spinaci!



La prima volta che ho assaggiato qualcosa del genere, ero nella mia cara, dolce Lucca. Qui è detta anche "torta coi becchi", per via dei pizzicotti che vengono dati al bordo della pasta per chiuderla e per decorarla, e ce ne sono diverse versioni, sia dolci che salate. Ma questa è di sicura la mia preferita, ed è da non credere quanto possano esser buone le verdure lessate in versione dolce, ma anche belle: il colore di questa crostata è veramente scenografico,e la consistenza molto , molto gustosa ed appetitosa. Il sapore, nonostante gli ingredienti possano apparite desueti in un dolce, non è affatto strano, anzi, se la farete assaggiare ai vostri ospiti, anche se all'inizio appariranno un po' riottosi e sospettosi, non è affatto impensabile che ve ne chiedano un'altra fetta, solo per assaggiarla di nuovo...ma dammene un'altra, vai, che mi voglio rendere conto...se ne hai un po' la porterei ad assaggiare a mio marito, voglio vedere che faccia fa quando gli dico di cosa è fatta....e così via!
Però devo fare delle precisazioni: la ricetta è "inventata da me", nel senso che non sapendo esattamente le proporzioni, mi sono affidata al mio istinto, e...mi è andata bene! E poi, credo che la ricetta originale preveda l'utilizzo delle bietole, mentre io l'ho fatta con gli spinaci, anche perchè sono stata influenzata da un'altra crostata, molto simile, e anch'essa dolce, che ho visto nel Vaucluse in Provenza.
Tutti gli anni al'inizio dell'estate vado in Provenza per rigenerarmi e per rifarmi gli occhi: amo quei luoghi con tutta me stessa: il clima, i paesaggi, la cucina rustica e raffinata al tempo stesso, profumatissima di spezie, colorata di rouille e zafferano, mi affascinano agni anno di più. Ma non potete sapere quanto sono rimasta sorpresa quando ho visto la crostata dolce di spinaci anche in alcuni libri di cucina provenzale!
Quindi, per osmosi gli spinaci sono entrati a far parte della mia personalissima crostata dolce di verdure, che mette insieme due dei miei luoghi del cuore!
Vi consiglio di buttarvi nell'impresa, visto anche che gli ingredienti non sono costosissimi e vale sempre la pena di provare e sperimentare... Le dosi che do per il ripieno sono leggermente maggiorate: nel senso che io ho usato uno stampo a cerniera da 22, e mi è avanzato un bel po' di ripieno: quindi...che dire? O fate una torta più grande della mia, o usate l'impasto che avanza ( circa la quantità di un bicchiere ) per delle minicrostatine, magari per deliziare qualche malfidato!

Per la frolla ( da 22 cm )
300 g di farina 00
150 g di burro (io ho usato quello a basso tenore di colesterolo )
150 g di zucchero
1 uovo intero e una chiara ( ho preferito la chiara al tuorlo, perchè è nutrizionalmente migliore del tuorlo...).Impastare la frolla velocemente (rimane più croccante) e mettetela a riposare in frigo una mezz'oretta. Userete una parte della pasta per le decorazioni e le strisce della crostata...

Per il ripieno
mezzo chilo di spinaci freschi ( ancora da mondare )
1 grossa manciata di prezzemolo fresco già pulito dai gambi
2 noci di burro
12 fette di pan carrè
2 belle manciate di uvetta
10 amaretti
4 uova
2 cucchiai di liquore all'amaretto ( sostituibili con un altro liquore dolce e profumato, tipo rum...a Lucca ne usano"Biadina": il nome è dovuto al fatto che la mescita di liquori che ne ideò la formula si affacciava su una piazzetta dove spesso sostavano a riposare i carri e le carrozze trainati da cavalli : l'oste, con fare scherzoso, chiedeva ai cocchieri ed ai lavoranti se volessero anche loro, come i cavali, un po' di...biada! )
100 g di zucchero ( o, meglio, 90 g+ dieci che metterete da parte )
pinoli a volontà

Mettete ad ammollare le uvette in acqua tiepida e ,se volete, un poco del liquore prescelto. Togliete la crosta alle fette di pan carrè, e mettetele in un poco di latte. Intanto lavate bene gli spinaci, togliendo solo le radichette, se ci sono, e le costole più dure. Metteteli a sbollentare per due/tre minuti e poi scolateli fino a quando non saranno intiepiditi: dopodichè, strizzateli bene, e tritateli finissimi con la mezzaluna o con mixer, insieme al prezzemolo. Mettete il burro in una padella larga, e poneteci le verdure ad insaporire e ad asciugare ulteriormente, per alcuni minuti, girando spesso.
Strizzate bene il pane e le uvette e uniteli al composto, una volta freddo: sbriciolate finissimi gli amaretti, e unite anch'essi: sbattete poi velocemente le uova coi 90 g di zucchero e mettete anche queste nel composto, insieme a due cucchiai di liquore.
Intanto imburrate ed infarinate lo stampo a cerniera, foderatelo di frolla, bucherellandola, mettete dentro il composto ( deve essere alto circa due dita, quindi, come ho detto, è possibile che avanzi...) ed spargete sopra i restanti 10 g di zucchero e i pinoli. Infornate in forno ben caldo a 180° per 50 minuti circa: mi raccomando, prima di aprire la cerniera, aspettate che la torta sia ben fredda!
Volete abbinare un tè? Io ne servirei dal sapore pulito ed erbaceo: che ne dite di un sencha?


giovedì 20 novembre 2008

Torta di Rose (di Marble)


E' facile capire il perchè del nome di questa torta, nel vedere le foto!
Marble è un membro del Cookaround forum di Cookaround...lei non lo sa, ma regalandomi, anzi, regalandoCI questa meravigliosa ricetta, ha fatto la felicità di tutta la mia famiglia, dal più grande al più piccino , e in più di un'occasione...Oltretutto, da piccola, avevo visto più volte questa torta "girellare" sui tavoli della mia famiglia...ma, ora che sono una donnina ;-P e che la volevo fare io, non ho trovato più nessuno che conoscesse la ricetta, anche perchè chi la faceva, cioè la mia nonna, non c'è più da tanti anni, ormai... quanto mi pento, a volte, di non aver saputo carpire tutti i segreti della sua cucina! I suoi fichi e le ciliegine sotto zucchero, la sua minestra di pesce...chissà cosa metteva!
Le foto che vedete sono di parecchio tempo fa, perchè quella che ho fatto in questi ultimi giorni non l'ho potuta fotografare, per causa maggiore: ovvero, per mancanza di macchina fotografica, portata via dal consorte per lavoro. Orfana della mia compattina, non ho però demorso...o demorduto...come cavolo si dice? Insomma, non mi andava di demordere ( va meglio così? ) ,e non ho rinunciato a farvi partecipi di questa meraviglia di ricetta ,riesumando foto vecchie che avevo già postato sul forum di Cook. Non è che siano il massimo, con quella carta forno provata dalla cottura "svenuta" sotto la torta: ma credo che siano comunque efficaci per far capire quanto buona, croccante, golosa e morbidona sia la Torta di Rose!
E' adatta per la colazione, come per un tè con le amiche, ma anche come regalo casalingo per una persona cara, magari la vicina di casa, come è successo a me, o una zia che compie gli anni. E' una torta talmente versatile e di sicura riuscita che , ai suoi tempi, all'epoca della scoperta di questo salvifico post, l'ho cucinata per tre volte di seguito, anche per gli amici della mia mamma! Ringrazio quindi la bravissima Marble , ovvero Anna Rita, che ha postato questa ricetta da lei definita "classicissima": ed infatti lo è, ma si presta ad un'infinità di varianti, basta che vi abbandoniate alle vostre fantasie golose più spinte...ad esempio...che ne dite di aggiungere all'interno pezzettini di mela, o marmellata, o gocce di fondente? Oppure io proporrei, per essere in tono col nome della torta, di spargere sulla crema di burro uno strato di petali di una varietà profumatissima ...cosa c'è di più coerentemente profumato di una torta di rose...alle rose?

Il procedimento è in più tempi: innanzitutto bisogna fare l'impasto con:

500 gr farina
1 busta di lievito di birra in granuli ( tipo Mastro Fornaio )
100 gr zucchero
1 busta di vanillina
1 cucchiaino raso di sale
la scorza grattugiata di un limone
2 uova
80 gr burro
125-150 ml latte tiepido

Poi prepariamo la farcia:

100 g burro a temperatura ambiente
100 g zucchero

Unite il lievito alla farina, aggiungete lo zucchero, il sale e la vanillina le uova, la scorza di limone. Fate fondere dolcemente il burro, e unite anch'esso. Stiepidite il latte, ed aggiungete anche questo lentamente al composto, impastando . Dovrete lavorare l'impasto a lungo, per dieci, meglio quindici minuti. Quindi i casi sono due: o avete braccia buone e grande forza di volontà, o vi preparate un buon caffè mentre qualche aiutante meccanico, magari qualche planetaria dal cuore tenero e dall'animo gentile, vi dà una mano nell'impresa...
L'impasto dovrà poi lievitare in luogo tiepido, coperto da un canovaccio, per un'ora e mezza circa.
Ammorbidite il burro, e lavoratelo con lo zucchero ( o chiedete un'ultimo favore alla vostra planetaria...), sino ad ottenere un composto spumoso.
L'impasto, intanto, si sarà gonfiato un bel po'. Prendetelo con delicatezza, ponetelo su un piano infarinato e tiratelo in una sfoglia altina, di dimensioni 35x50 cm ( quando lessi queste dimensioni sul post di Marble, pensai che forse erano un pelino troppo precisine...ma non è vero, devono essere seguite scrupolosamente, perchè solo così la torta avrà perfetta riuscita in cottura! )
A questo punto con una spatola spalmate la superficie con la crema di burro. Arrotolate la sfoglia per il lato più lungo sino ad ottenere un cilindro che taglierete con una coltello affilato ed infarinato, in "girelle" spesse due dita circa ( dovrebbero venirne 10, meglio se 12).
Mi raccomando, che abbiano tutte lo stesso spessore!
Disponete le "girelle " in una teglia foderata con carta forno inumidita e strizzata, in modo che la riempano tutta; lasciatele lievitare per mezz'ora: gonfiando, tenderanno ad unirsi, ed ancora di più in cottura, colmando tutti gli spazi!
Infornate quindi in forno ben caldo a 200° per 25/30 minuti.
Ho parlato di tè con le amiche...ma...quale tè? Nella variante ai petali, offrirei un tè aromatizzato alla rosa, ma non solo alla rosa...mi viene a mente il tè "Rosa del Giappone", miscela ormai classica distribuita dalla Snak, e ormai più che reperibile: si tratta di un genmaitcha a cui sono stati aggiunti piccoli boccioli di rosa, petali di fiordaliso , con uno spiccato sentore di frutti rossi. Visto il tè di base, è anche povero in teina, oltre che squisito!
Altrimenti, per le varianti più classiche, tipo marmellata o cioccolato, perchè non optare ancora una volta per un aromatizzato, ma questa volta alla vaniglia?