domenica 15 febbraio 2009

Ridi, ridi, che mamma ha fatto...i fiocchi!

C'era una volta una bella bambina, dalle treccine infiocchettate....



...che poi divenne una ragazzina....


...e poi una giovane donna....


Un giorno, poi, quella ragazza si trasformò come per magia....e diventò la mia mamma! :-)



Questa è la mia mamma oggi, tutta intenta al punto croce, che è , insieme al ballo, la sua grande passione...


Oggi la mia mamma mi ha fatto un gran regalo: lei che ama poco cucinare, e men che mai friggere...ha fatto il mio dolce preferito: i fiocchi!

Croccanti, profumati di anice, i fiocchi sono per me legati ai momenti più belli dell'infanzia: alle recite delle elementari, al Carnevale, a quando le nostre mamme ce ne davano pesanti vassoi da portare a scuola, per condividerle con i nostri compagni...Ci guardavamo con gli occhi ridenti, e con la bocca tutta bianca di zucchero a velo...che risate!

Questa è, per me, "the ultimate recipe" per i fiocchi...

Se Platone, nel suo mondo delle Idee, avesso messo pure Il Fiocco ( o la Chiacchiera...o la Frappa...o il Cencio...non so quale nome avrebbe preferito per questo dolce archetipo! ), l'avrebbe immaginato sempiternamente fritto nell'iperuranio padellone, e ci avrebbe dettato questa ricetta...


450 g di farina
100 di zucchero
50 g di burro
1 uovo, 50 g di latte
50 g di grappa ( o di sambuca...)
essenza di vaniglia
olio, o strutto, per friggere
sale
zucchero, semolato o a velo ( io preferisco quest'ultimo, meglio se vanigliato! )

Mescolate a lungo, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, l'uovo con lo zucchero.
Fondete dolcemente il burro, e, una volta che sia non troppo caldo, unitelo al composto...unite poi, sempre mescolando bene, il latte...un pizzico di sale...qualche goccia di essenza di vaniglia...il liquore....
Incorporate poi a poco a poco la farina...L'impasto dovrà risultare sodo ed elastico: quindi se c'è bisogno aggiungete o togliete poca farina, regolandovi ad occhio...
Lavorate bene l'impasto, questa volta sul piano di lavoro infarinato: sbattetelo, schiacciatelo...il tutto sin quando non si formeranno dele specie di bolle...
Tirate poi una sfoglia sottile, che taglierete in losanghe, e che friggerete, poco alla volta, in olio o strutto ben caldo e molto alti. Le sgocciolerete bene su carta da cucina, che cambierete spesso: non fatevi ingannare se sembrerà che alcuni fiocchi siano ancora morbidi: basatevi sulla doratura, perchè diventeranno ben croccanti raffreddando...

Una volta fredde spolveratele di zucchero....Evviva!




Con questo post vorrei partecipare all'iniziativa " A Carnevale ogni ricetta vale", che trovate
qui, nel delizioso blog della nostra amica Carolina!



Colgo anche l'occasione per ringraziare la dolcissima Mike di Spremute d'Arancia per avermi fatto dono di questi due bei premi....Grazie mille, Mike!


giovedì 12 febbraio 2009

Paul et Virginie.....torta banana e miele...teiera rosa.....

Paul and Virginia, William Calder Marshall 1841, Glasgow

Ho già parlato della Boutique Damman, antico , prestigioso tempio del tè parigino, dove hanno visto la luce miscele che rappresentano dei veri capolavori, e degli stralci di storia, come il tè Goute Russe....Navigando con occhi sognanti tra quelle meraviglie, il mio sguardo si è soffermato su una miscela particolare: la base è costituita da tè neri di diversa provenienza ( Ceylon, Cina...) su cui modulano gli accenti dolci e profumati di frutti rossi quali la ciliegia, la fragola, il lampone....Ad ammorbidire il tutto, un tocco delicato di caramello e di avvolgente vaniglia....Un inno all'infanzia, all'innocenza: a un mondo fatto di pensieri dolci e di dolci parole, alla purezza dell'amore...
Il nome di questa miscela è Paul et Virginie....

Paul et Virginie è uno dei romanzi che hanno fatto grande la letteratura francese: scritto alla fine del XVIII secolo dal narratore e botanico Bernardin de Saint-Pierre, richiama da vicino le atmosfere di Defoe e del suo Robinson Crusoe, ed il mito socio-letterario del "buon selvaggio"....


Bernardin de St Pierre al Jardin des Plantes

Ambientato nell'Ile de France ( l'odierna Mauritius ), Paul et Virginie è un inno nostalgico alla bellezza, alla giovinezza, alla purezza dei sentimenti che questi due giovani videro sbocciare nei loro cuori, immersi in un paradiso tropicale....
Le loro madri, l'una sedotta e abbandonata, l'altra vedova di un ricco libertino, fuggite per scampare al disonore da una società ipocrita e bacchettona, si creano una nuova vita in questi luoghi tutti da scoprire e da inventare: qui vengono alla luce Paul e Virginie. Essi crescono come fratelli nella cornice di una natura lussureggiante e magnifica, in una società governata da semplici regole essenziali, come il lavoro, l'amicizia, la solidarietà, l'uguaglianza: una società che forma i loro cuori improntandoli ad ogni virtù....
Ma ad un certo punto, i due si accorgono lentamente ed inesorabilmente che i sentimenti che nutrono l'uno per l'altra non sono più gli stessi....
Le loro madri cercano di allontanarli: e a seguito di un uragano che devasta l'isola, la madre di Virginie, anche se con molti dubbi e timori nel vedere il dolore della figlia, la allontana da sè e da Paul, spedendola lontano, da una zia. I due giovani sono disperati: ma a niente vale il dolore di Virginie, nè la ribellione di Paul che, per la prima volta, sperimenta in sè rabbia ed impotenza...
Per anni Paul e Virginie non hanno più notizie l'uno dell'altra, sino a quando la giovane donna, dopo aver tentato invano di riallacciare i contatti col suo innamorato con lettere, immancabilmente fatte sparire dalla zia, si decide in un atto ribelle disperato a ritornare ai luoghi dell'infanzia, ma....sopraggiunge un temporale terribile, e la nave che trasporta Virginie fa naufragio sotto gli occhi di Paul. Virginie muore travolta dalle onde: Paul resta, impotente, sulla riva a guardare,: sarà anch'egli destinato a morire di crepacuore....
Una storia tristissima, dunque....ma incredibilmente romantica: moltissime opere d'arte, fra le quali queste splendide statue sono state dedicate ai due giovani: il loro nome risuona delicato anche in molti luoghi delle Maurutius....E' la vicenda di un amore che sboccia puro, senza i condizionamenti della società, delle mode....in una natura vergine, intatta, che non conosce l'alternarsi delle stagioni, in un paradiso perduto dove persino gli oggetti sono ridotti al minimo essenziale, ed anche il tempo viene misurato con le ombre degli alberi...Un amore che tiene uniti i due protagonisti sino alla fine, incurante di tutto e di tutti, della morte stessa....

Per questo ho deciso che il mio dolce di san Valentino dovesse essere ispirarsi a questa storia , ai suoi teneri protagonisti: e al mondo meraviglioso dei tropici....Ho scelto come ingredienti, prendendoli da una ricetta che ho trovato su "Desserts", edizioni Marabout:

Cake alla banana e al miele....

125 g di burro ammorbidito
140 g di zucchero di canna
2 uova leggermente sbattute
2 cucchiai di miele
1 banana ben matura, tagliata a rondelle
225 g di farina col lievito incorporato
2 cucchiaini di cannella in polvere
in più ho aggiunto di mia iniziativa un cucchiaio di rhum bianco....
Ho usato come zucchero il Mascobado, granuloso, profumato di miele e di cuoio, che adoro....


Preriscaldate il forno a 180°: ungete ed infarinate una tortiera. Lavorate burro e zucchero fino ad ottenere un composto spumoso, quindi aggiungete le uova e mescolate sino ad ottenere un impasto omogeneo.
Riscaldate a fuoco dolce o nel microonde la metà del miele: una volta che sarà liquido, mettetelo nel robot, aggiungendo poi la banana e il rhum, frullando il tutto sino ad ottenere una crema liscia.
Incorporate quindi, sempre mescolando, la farina e la cannella.
Cuocete per 35 minuti, verificando la cottura, comunque, con uno stecchino. Non preoccupatevi se a prima vista vi sembrerà un po' bruciacciata ( vedi foto...): di solito tende a scurire molto, per la presenza del miele, dello zucchero di canna, della banana!
Una volta raffreddata la torta su una grata per dolci, scaldate il resto del miele, e spalmatelo, una volta liquefatto, sul dolce aiutandovi con un pennello per dolci.

Questa torta è ottima fredda, ma ancor di più tepida, magari accompagnata dall'infuso fruttato che porta il nome di questi due romantici protagonisti della letteratura!



Due piccolissimi innamorati all'ombra di Mamy Tea, la più capiente delle mie teiere, di fabbrica Windsor....


P.S. Per questo post ho preso in prestito alcune immagini da internet: chiunque si ritenga danneggiato, potrà scrivermi, ed io provvederò a toglierle. Grazie.

martedì 10 febbraio 2009

Risotto fumo e champagne....


Questa è una ricetta che mi è particolarmente cara....L'ho scovata in un libro che, per il titolo e la copertina, mi ha subito colpito: "L'Abbuffone", edito da Rizzoli nel 1972, scovato anch'esso ormai due anni or sono in un mercatino....


L'abbuffone altri non è che Ugo Tognazzi, attore che letteralmente adoro, oltre che cuoco sopraffino....E' un libro da leggere tutto d'un fiato: l'ultima edizione, a cura di Avagliano editore, è impreziosita anche da alcune pagine di Alberto Bevilacqua....Scritto magistralmente, con quella vena di britannica ironia , ma anche di malinconia, caratteristiche di questo grande personaggio. L'Abbuffone alterna divertenti ricordi dell'infanzia e della giovinezza a parentesi culinarie, a descrizioni di luoghi, di vicende, di personaggi legati al mondo del cinema e non solo....Il tutto termina con un capitolo dedicato al film La Grande Abbuffata: un film che ho visto e che mi ha molto colpito...

Poesia, amicizia, desiderio, bellezza, si alternano al senso della corruzione dei costumi, del consumismo sfrenato....a scene che rasentano il disgusto, dove il corpo umano è visto in tutta la sua fisicità decadente, e il cibo è assurto a simbolo di una religiosità quasi pagana, mezzo di redenzione e , insieme, di morte....E' un film che mi ha fatto molto pensare alle umane miserie, ma anche all'umana pietà e all'amicizia....Che mi ha divertito e mi ha commosso, ma anche spaventato, scandalizzato, disgustato...Del resto, con attori quali Mastroianni, Piccoli, Noiret, e con un regista del calibro di Ferreri, non poteva che essere altrimenti...


Questo meraviglioso primo piatto , il Risotto Fumo e Champagne, è stato suggerito a Tognazzi dallo Chef milanese Capogna, a cui vanno i più sentiti rigraziamenti dell'attore per avergli fatto dono di questa delicatissima ricetta.....e a cui vanno anche i miei!
La ricetta, come vedete dal titolo, prevederebbe dello Champagne, ma io ho utilizzato, con risultati davvero squisiti, uno spumante brut di ottima qualità....Ho apportato anche un altro cambiamento, per ridurre la dose di grassi animali: ho sostituito il burro del soffritto con tre/ quattro cucchiai di olio extravergine: per la mantecatura, infine, ho utilizzato della panna vegetale, che ha reso l'insieme ancor più cremoso....
Io comunque mi limito a riportare la ricetta più o meno come l'ho trovata nel libro:

4 etti di riso
un etto di burro
una cipolla
due litri di brodo
due provoline affumicate ( da qui il fumo )
parmigiano
pepe
due bicchieri di champagne

Soffriggete a fuoco basso la cipolla affettata molto finemente con 70 g di burro.
Aggiungete pian piano per non far raffreddare il tutto una parte dei due bicchieri di champagne. Buttate il riso, mescolate e versateci poi il resto dello champagne. Unite poi il brodo a mestoli, via via che il riso lo assorbe...
Dopo circa dieci minuti, aggiungete le provoline sbucciate e tagliate a dadolini: le vedrete sciogliersi e divenire cremose piano piano. A fine cottura, mantecate col restante burro e col parmigiano: cospargete di pepe di macina...

Ne risulta un risotto cremosissimo, vellutato e delicatamente profumato.
Ottimo l'abbinamento con lo stesso vino che avrete messo nella preparazione, messo in fresco per tempo.

Vi lascio con un piccolo estratto del libro:

"Nella mia casa di Velletri c'è un enorme frigorifero. Non è un "Philcone", uno spettacolare frigorifero panciuto color bianco polare. E' di legno, e occupa un'intera parte della cucina.
Dalle quattro finestrelle si può spiarne l'interno, e bearsi della vista degli insaccati, dei formaggi, dei vitelli, dei quarti di manzo che pendono, maestosi, dai lucidi ganci.
Questo frigorifero è la mia cappella di famiglia.
Capita che ogni tanto, di mattina, mia moglie mi sorprenda inginocchiato davanti a questo feticcio, a questo totem dell'umana avventura. Me ne sto lì, raccolto in contemplazione, in attesa di un'ispirazione per il pranzo...."




sabato 7 febbraio 2009

Biscotti alle mandorle e ai chicchi di caffè....


Ho già accennato al delizioso libro da cui ho tratto questi biscotti, in questo post....
Sull'onda di una meravigliosa foto dai colori caldi , scatto magistrale di Simon Griffiths, ho voluto provarli: e ho fatto benissimo! L'aroma del caffè è davvero sublimato da quello delle mandorle; ne risulta quasi una variante delicata e impreziosita, ma non travisata nè distorta, dei cantuccini toscani, che tanto amo....Inzuppati nel classico vinsanto come i loro cugini, domano con un delicato accento amaro la dolcezza struggente di questo grande vino, ammantandolo poi del profumo delle mandorle....



Se chiudo gli occhi, vedo la scena: una grande cucina della campagna toscana, la mia campagna....una tovaglia bianca, non più immacolata....risate e chiacchiere....l'aroma del caffè che si spande nell'aria....e che si sposa a quello mandorlato dei cantuccini, sgranocchiati a fine pasto....immagino che sia stato così che, in maniera semplice e naturale, a qualcuno è venuto in mente questo connubio....




Biscotti alle mandorle e chicchi di caffè.

180 g di mandorle pelate
2 e 1/2 tazze di farina
2 cucchiai di lievito in polvere
1 cucchiaino di sale
125 g di burro a pezzetti
1 tazza di zucchero
3 uova leggermente battute
1/4 di tazza di chicchi di caffè macinati grossolanamente nel mixer, o battuti con un batticarne, dopo averli metti tra due fogli di carta forno, o di carta da cucina, o tra due tovaglioli
1 pizzico di polvere di cannella

Scaldate il forno a 180°. Tostate leggermente le mandorle su una placca da forno,o anche in una grande padella, poi fatele freddare. Mettetele quindi in un mixer e frullatele finissime. Mescolate farina, lievito, sale, burro in una ciotola. Unite quindi anche tutti gli altri ingredienti.
Lavorate l'impasto ben bene. formate un panetto che stenderete all'altezza di circa 1 cm: tagliatelo a bastoncini che metterete su una placca rivestita di carta forno, e che cuocerete per 20/25 minuti. Fateli ben raffreddare: conservateli quindi in una scatola di latta, o in un barattolo a chiusura ermetica.

Croccanti e gustosi, questi biscotti sono ottimi , però, anche nel caffè del mattino, che rendono più intensamente aromatico, nel latte freddo, a cui donano accenti fragranti e da cui si lasciano inzuppare voluttuosamente....e con il tè Yunnan!
Quest'ultimo regala ultimamente nuove sfumature al mio tè delle cinque...




Il tè Yunnan è prodotto nell'omonima regione, e nella sua variante nera si è guadagnato il titolo di "Moka dei tè"..... Non ha i tannici , ambrati accenti degli Assam, nè il sospiro fiorito e cristallino dei Darjeeling...non ha la mite dolcezza del Keemun, nè la robustezza di alcuni tè Africani....Ma è rotondo, soave: produce un infuso rosso, denso, dai bordi luminosi....
In particolare però mi riferisco , qui, allo Yunnan Tuocha, un tè post-fermentato per ben tre volte: equilibrato in caffeina , ricco di virtù antiossidanti ed anticolesterolo, vede la luce a più di 1500 metri di altezza , da piante gigantesche e vecchissime: è un tè che trovo perfetto per ogni momento della giornata, anche per la colazione: il sapore è come di castagna, con accenti tostati e terrosi che con questi biscotti ho trovato letteralmente divini....Lo so lo so, i puristi inorridiranno, in quanto sarebbe bene gustare questo tè privo di qualsiasi aggiunta: ma una nube di latte l'ha reso, al mio palato, e insieme a questi biscotti, di una raffinatezza unica , vellutata, preziosa...
Comunque approfondirò poi in separata sede il discorso sui tè postfermentati, detti anche tè rossi: i Pu'er....Essi costituiscono quasi un mondo a parte nell'universo del tè: se al primo assaggio possono sconcertare , riescono poi a stupire piacevolmente in quanto alle sfumature delle loro varietà, in quanto a proprietà benefiche , e per gli accostamenti più inusuali a cibi salati e dolci, ma anche per come si presentano: proteiformi creature, si manifestano sotto forma di foglie, di pasta, di polvere, di nidi più o meno grandi, di tavolette cesellate come vere e proprie opere d'arte, di panetti accuratamente avvolti in variopinta carta di riso....

Per questi biscotti ho utilizzato chicchi di caffè decaffeinato, per limitare al massimo i "danni da caffè" e prendere, dal tè che ho gustato, solo e soltanto benefici: la caffeina infatti, presente sia nel caffè che nel tè ( per il quale, erroneamente, si sente parlare di teina...ma si tratta della stessa molecola! ), viene assimilata nelle due bevande in maniera profondamente diversa....Nel caso del caffè, essa giunge in maniera subitanea e quasi violenta al sistema cardiocircolatorio, che ne viene stimolato in modo potente, ma anche poco duraturo, con conseguenze, a volte, quali agitazione e tachicardia....nel tè, invece, anche grazie alla contemporanea presenza dei tannini, la caffeina giunge al nostro sistema nervoso centrale in maniera graduale e dilazionata del tempo, e la conseguenza sarà una stimolazione più dolce, e soprattutto una lucidità duratura.





P.S. Per chi segue la storia delle mie teiere, quella che vedete nella foto è una delle mie preferite...Anch'essa è frutto dei miei rovistamenti nei mercatini dell'usato: è semplicissima, e non è di gran pregio....ma la adoro! Adoro le sue dimensioni, che la rendono adattissima a stringerla fra le mani per scaldarsi, e il piacere egoistico di preparare un tè che basti a me e a me soltanto....adoro il suo colore caldo e brillante, il piccolo beccuccio arcuato, e il fatto che pur piccolina sia molto ben proporzionata. Toy, questo è il nome di questo mio giocattolo, possiede anche il filtrino interno, che fa sì che non abbia bisogno di colini , e che la rende praticissima: e poi...trattiene molto bene il calore regalando un infuso...perfetto!


domenica 1 febbraio 2009

Biscotti Cutty Sark...


Londra, 1872...
"Lei per chi tifa, signore?"
L'uomo, in vestaglia da camera di velluto, sorseggia intento la sua tazza di tè....il suo maggiordomo, nel versargliene un'altra, furtivamente lo scruta in volto: la fronte è corrugata, l'espressione pensosa: è chiaro....sarà Termophylae a vincere....ma la voce è alta, il tono deciso " Ma che domande sono? Ma per il Cutty Sark...è chiaro! "
Ma è soltanto il suo cuore di scozzese che parla.
Ormai i giochi sono fatti!
A niente è valso l'eroismo del capitano Moodie...il timone si è rotto in pieno oceano, e anche se il danno è stato riparato, ormai è troppo tardi....

Il Cutty Sark toccò le spiagge dell'Inghilterra sette giorni dopo....
Ma la storia compensa e pareggia: il Thermophylae ebbe vita breve....il Cutty Sark ,invece, è giunto sino alla nostra epoca, ricordo vivente di un'era fantastica...L'età dei Clipper!

I primi Clippers vennero costruiti a partire dagli anni '30 dell'800 in America: si trattava di snelle e capienti navi, veri e propri levrieri del mare ( Clipper deriva da -To Clip-: fendere,tagliare...in questo caso le acque, gli oceani... )
L'Inghilterra aveva da poco rinuciato al monopolio sul tè: si apriva un'era fatta di competizione , di concorrenza, di corsa al prodotto migliore, consegnato nelle condizioni e nei tempi migliori....
I Clippers riuscivano a coprire la rotta dalla Cina all'Inghilterra in 120 giorni, contro i sei mesi delle pesanti navi inglesi: la struttura snella li rendeva speditissimi, i tre robusti , alti alberi muniti di vele quadrate davano loro una velocità senza pari. Le stive, capientissime, erano ben areate: il tè veniva posto in casse leggermente distanziate tra di loro, affinchè non si formassero muffe e marcescenze: grandi specchi posti alle pareti segnalavano tempestivamente qualsiasi presenza di condensa...in quel caso, le casse venivano addirittura portate, a turno, sul ponte, al riparo di grandi teli scuri, per essere accuratamente asciugate al vento...
I vari commercianti gareggiavamo letteralmente tra di sè, e si facevano scommesse su quale Clipper avrebbe consegnato per primo il prezioso tè.
Antesignano del concetto di sponsor, anche Thomas Lipton, uomo di ingegno senza pari, tagliato per gli affari come nessun altro, si accaparrò dei Clippers, facendoli correre col nome suo e della sua ditta!

Cutty Sark è stato, appunto, un Clipper, ed ha solcato, come i suoi simili, le immense rotte del tè....Nato nei cantieri scozzesi Scott & Linton, dalla giovane mente di Hercules Linton, fu accolto come una vera meraviglia....Il suo nome deriva dalla "Corta Camiciola" ( Cutty Sark in scozzese ) di cui parla un verso del poeta Robert Burns, nell'Opera" Tam O'Shanter ".

E' notte: Tam , un contadino, ritorna a casa dopo essersi recato al mercato: è buio...ma strane luci e suoni bizzarri attirano Tam nei pressi della chiesa di Kirk Alloway: Tam guarda verso l'alto...Una schiera di streghe grida e volteggia nel cielo: tra tutte, la giovane e bellissima Nannie, vestita solo di una corta veste sottile...Affascinato, Tam attira con un grido la sua attenzione, ma...le streghe cominciano a rincorrerlo, Nannie in testa...questa riesce quasi a prendere per la coda il cavallo di Tam, ma fortunatamente...il fiume è vicino: le streghe non possono attraversarlo ! Tam ,gettandovisi col cavallo in una corsa disperata, riesce a fuggire via.
Nessun nome poteva essere più adatto: l'atmosfera fiabesca, il cenno alla corsa folle nelle acque e alla vittoria sulle forze del male....tutto contribuiva alla bellezza e alla magia di questo veliero, dallo scafo scurissimo illuminato da fregi di oro zecchino, e adornato proprio dalla bellissima, seminuda Nannie, a far da Polena....

Ma l'anno della nascita del Cutty Sark, il 1869, decretò anche la sua fine : e non solo sua, ma di tutti i Clippers....
Verdi in quegli anni compose l'Aida: e la compose per un evento storico, che avrebbe cambiato la geografia e i commerci: l'apertura del Canale di Suez....
I veloci e capienti Clippers, giganti dei mari, vennero abbandonati a favore di navi più piccole e più facilmente pilotabili, che avrebbero potuto passare agevolmente dal Mar Rosso....

Cutty Sark era arrivato intatto sino a noi, ed era possibile visitarlo presso il Maritime Greenwich World Heritage, non lontano da Londra....
Dico "era" perchè, purtroppo, nel maggio 2007, un incendio terribile ha sfigurato il bellissimo veliero in maniera irreparabile: e in circostanze quasi folli... leggete qui! E' stata indetta una raccolta di fondi per salvare il salvabile...tanto è stato ricostruito...ma niente sarà più come prima!

Nel ricordo di questa regina dei mari, e della favolosa epoca dei Clippers, ho immaginato dei biscotti da tè i cui ingredienti ripercorressero idealmente la rotta di queste splendide navi: dalla Cina ( rappresentata dalla farina di riso ) alla Malesia ( il cocco ) all'India ( il cardamomo ) sino al Madagascar e all'Africa orientale ( la cannella ) per passare poi, doppiato il capo di Buona Speranza, al cacao dell'Africa occidentale, e alle uova che nel mio immaginario sono da sempre legate al Latte alla Portoghese ,e a questa splendida nazione, devota anch'essa , nei dolci, alla cannella ( si pensi alla generosa spolverata che indora i Pasteis De Belem...).


BISCOTTI CUTTY SARK

Ho preso come unità di misura una tazza, contenente circa 150 ml di liquido

3 tazze di farina di riso
2 tazze di farina di cocco
1 tazza e mezzo di zucchero
dieci semi di cardamomo
un cucchiaino colmo di cannella
una bella grattata di noce moscata
una tazza abbondante di gocce di cioccolato
mezza bustina di lievito istantaneo per dolci ( va bene anche vanigliato )
una tazza di burro fuso ( o di burro fuso mescolato ad olio di semi )
2 uova intere

Accendete il forno a 180°.
Togliere la buccia ai semi di cardamomo, e pestate leggermente i semini interni.
Mettete in una ciotola le farine setacciate col lievito, lo zucchero, la noce moscata, la cannella, il cardamomo. Aggiungete il burro fuso e le uova. Mescolare accuratamente. Ne verrà fuori una pasta molto morbida, che tende a sbriciolarsi.... Con le mani leggermente umide fatene delle palline grandi come quelle da ping pong ( all'occorrenza, via via, inumidite di nuovo appena le mani ) ,palline che compatterete e appiattirete come se fossero dei cookies abbastanza grandi.
Cuocete per 15 minuti in forno ventilato, su una placca imburrata: sfornate con delicatezza aiutandovi con una spatola, e mettete a freddare su una gratella per dolci.

Cutty Sark nel pieno del suo splendore, prima dell'incendio....

La strega Nanny, in corta camiciola, che grida ai venti....

La mia piccola flotta personale.....



P.S. Per questo post ho preso in prestito alcune immagini da internet: chiunque si ritenga danneggiato, potrà scrivermi, ed io provvederò a toglierle. Grazie.