sabato 18 ottobre 2008

Lemon Curd: questa sconosciuta...






Come vedete, sono sempre in tema " tè delle cinque"...Scusate se gli ho fatto un vero e proprio servizio fotografico....ma il risultato mi ha talmente convinto che l'ho voluto immortalare. Lo so, lo so che è una vergogna, che è inconcepibile, che è inammissibile, ma io...non avevo mai assaggiato il Lemon Curd ( o -la- Lemon Curd..come si dice? ). L'avevo però adocchiato sugli scaffali di vari negozi, sempre affascinante in confezioni che fanno sognare l'Inghilterra; mi ero quindi ripromessa di farlo con le mie mani, un giorno: e così è stato. Però, se devo essere sincera, non ero da sola....la perfetta riuscita dell'esperimento è dovuta al mio valido alleato, di cui allego la fotografia


...ci tengo a precisare che è quello a sinistra, quello in bilico sul mobile. E' un pentolino in alluminio smaltato ,ingiustamente sottovalutato ( e ne approfitto per chiedergli scusa pubblicamente ), che ho acquistato per 1 euro nel mercatino dell'usato della mia città. Sono una fanatica di questi posti, e appena un oggettino mi riempie l'occhio ( e poi, a questo prezzo...! ) lo compro subito , certa che prima o poi potrà tornarmi utile: e infatti ci avevo visto lungo...
Questo attrezzino serve a cuocere a bagnomaria salse, creme e quant'altro: ha una semplice intercapedine dove inserire dell'acqua, non troppa per evitare fuoriuscite dalla valvolina ,che è anche il punto da cui l'acqua viene inserita. Ora che l'ho riscoperto, mi sto lanciando nell'universo delle creme-che-non-impazziscono, e questo mi rende mooolto felice, dato che io le creme...le adoro!
Questo luminoso e profumato Lemon Curd, insieme agli scones ed agli Shortbread, entra a far parte della schiera dei sollazzi per il tè delle cinque: perfetto sulle fette biscottate, l'ho provato sulla ricotta, con cui secondo me si sposa benissimo, ed è anche un'idea carina per chi vuole fare un regalino con le proprie mani all'amica o alla collega un po' golosa .
Chi vuole assaggiare questa bontà dovrà procurarsi:

il mio pentolino ( eh, no! quello non lo cedo! ) : perciò

un pentolino adatto alla cottura a bagnomaria
100 g di ottimo burro
il succo e la scorza grattugiata di tre grossi limoni ( mi raccomando che siano biologici, e nel grattugiare non toccate la parte bianca della buccia, ma solo il giallo, per non correre il rischio di avere un risultato un po' troppo amaro! )
1 cucchiaino colmo di maizena
3 uova intere+ 2 tuorli di uova freschissime
2 bustine di vanillina
220 g di zucchero semolato

Sciogliete con cura a bagnomaria il burro a tocchetti con lo zucchero.
Intanto in una terrina sbattere le uova, unire la scorza del limone ed il succo dove avrete disciolto bene la maizena e la vanillina.
Unire questo composto al burro con lo zucchero.
Il fuoco dovrà essere dolcissimo, e la crema non dovrà mai bollire: dovrete mescolare lentamente sino a quando il composto non scivolerà più dal mestolo.
A quel punto spegnerete il fuoco e invaserete in barattoli di vetro precedentemente sterilizzati ( io li inumidisco e li passo per un minuto nel microonde alla massima potenza, ma senza il tappo! )
Io non ho setacciato la crema, perchè mi piace sentire sulla lingua la ruvida sensazione delle scorzette: ma se volete un risultato soft e cremosissimo, setacciatela con un colino a maglie fitte.
Con questa ricetta vien fuori un barattolo da mezzo chilo circa , quindi fare i vostri calcoli: meglio fare dosi piccole e conservare in frigo per una settimana poco più.
Comunque, anche se avrete fatto una dose più abbondante , non fatevene un cruccio : tanto durerà pochissimo!

lunedì 13 ottobre 2008

Shortbread : la Scozia è una grande nazione, e lo si capisce dai biscotti...






Amo mio marito. Ma la sera in cui , di ritorno da un viaggio di lavoro, mi ha portato queste due confezioni di Border Shortbread , ho provato un trasporto particolare....La frase poi del titolo del post, poi, l'abbiamo coniata non appena abbiamo messo in bocca un pezzettino del mitico biscotto al burro...che poi, non è ancora del tutto chiaro, almeno per me, se gli Shortbread siano originariamente scozzesi, o irlandesi, o quant'altro. Beh, poco importa: sia comprati, che fatti in casa ,sono uno dei biscotti più buoni mai inventati: peccato, però, che non siano proprio un toccasana per la linea e la salute. Comunque, il trucco sta nell'usare un po' di buon senso nel mangiarli ( contateli, quando li mangiate, per non incorrere nel rischio di farne fuori dieci senza accorgervene! ) e, nel prepararli (non mi stancherò mai di dirlo), ingredienti di ottima qualità. Oltretutto farli in casa è molto semplice e divertente: si possono scegliere varie forme, anche se io preferisco quelle canoniche: il "mattoncino lego" o quello rotondetto!
Non resta quindi che aspettare una gelida giornata di inverno, per rientrare a casa infreddoliti e mangiarli senza sensi di colpa perchè-in-qualche-modo-devo-pur-riscaldarmi-oggi-ho-tanto-bisogno-di-calorie...Se volete riempire la casa del loro celestiale profumo, e che i vicini escano sul pianerottolo alla ricerca dell'interno da cui proviene ,prendete:

170 g di farina 00
170 g di farina di mais fioretto ( o di farina di riso )
170 g di zucchero semolato
170 g di burro
1 uovo
1 pizzico di sale, meglio due ( mi piacciono un poco salatini! )
poco burro per la teglia ( o carta forno )
zucchero a velo, se si vuole


Sulla spianatoia setacciate le farine: fate una fontana ed inserite al centro lo zucchero ed il sale.
Fate ammorbidire il burro a tocchetti, e unitelo alla farina e allo zucchero. Lavorandolo velocemente, sfregandovi le mani per farlo assorbire dalla farina, otterrete un impasto sbriciolato.
Sbattete l'uovo ed unitelo lentamente all'impasto, continuando a lavorarlo.
Quando la pasta sarà omogenea, fate una sfoglia alta un cm e mezzo.
Ritagliate i biscotti nella forma che volete: tenete presente che , anche se la ricetta non prevede lievito, un po' cresceranno!
Infornate per 30/40 minuti nel forno caldo a 180°. Non fate prendere troppo colore, altrimenti il gusto del burro non viene valorizzato.
Fateli raffreddare su una gratella.
Se gradite, al momento di servirli spolverateli con po' di zucchero a velo ( per me, però, così sono troppo dolci ).
Nascondeteli subito . :-)

martedì 7 ottobre 2008

Finalmente...scones!!!





Li avevo già assaggiati, a dir la verità. A Firenze, non dico dove per delicatezza, me ne erano stati serviti due piccoli come due noci, con una solennità ed un sussiego che ai miei occhi li rendeva il modello unico ed irripetibile, la vetta più alta, la matrice, insomma, degli Scones.Ma quei due sassolini riscaldati al microonde non erano che il pallido anticipo di questi: ORA, e solo ora, posso dire di aver assaggiato gli Scones, e di aver capito il segreto della loro successo: morbidi, ma sostenuti, fragrantissimi, dolci e saporiti quel tanto da poter essere gustati da soli, ma altrettanto discreti da poter accogliere nel loro tenero pancino un'onda di Clotted Cream, o un rubino di marmellata di fragole, o il raggio di sole di un cucchiaino di Lemon Curd ( non ci fate caso, quando penso a qualcosa che mi piace tanto ,"sclero" e mi parte la vena poetica....) Devo ringraziare con tutto il cuore il Cavoletto di Bruxelles, che ha scovato questa meravigliosa ricetta nel libro del locale Rose Bakery, dove ho intenzione di fare una capatina quando avrò occasione di andare a Parigi... cioè fra un bel po' di tempo, ma ....mai porre limiti alla provvidenza!
Intanto, pregustando i profumi della città che tanto amo, mi fabbrico zitta zitta nel mio fornettino questi opulenti dolcetti, che hanno fatto e faranno la mia felicità ,e di sicuro anche la vostra, quando li assaggerete; magari proprio "five o'clock", e magari con un fragrante Darjeeling Castleton , fumante nella vostra tazza preferita....
Io li ho serviti con marmellata bio di fragole e con una specie di Clotted Cream ( quella vera non è possibile procurarsela!!!) ottenuta montando un po' di panna a cui ho aggiunto qualche goccia di essenza di vaniglia, pochissimo zucchero e poco mascarpone lavorato bene per scaldarlo ed ammorbidirlo...funziona! :)

Sultana scones ( secondo la ricetta di Rose Bakery )

per circa 15 scones

farina 500g
latte 300ml
uvetta 160g
burro 110g
lievito per dolci 2 cucchiai colmi
zucchero 2 cucchiai
sale un cucchiaino
uovo 1

Setacciare la farina, aggiungere il lievito, lo zucchero e il sale . Tagliare il burro a tocchetti e farlo ammorbidire. Unirlo poi nella farina , lavorando velocemente con la punta delle dita e sfregandovi le mani l'una contro l'altra finchè la farina non lo avrà assorbito, rimanendo "sgranata". Aggiungere l’uvetta .
Fare una fontana e versare il latte nel centro : aiutandovi con una forchetta, incorporatevi la farina pian piano. Lavorare poi l’impasto velocemente perchè non si scaldi: eventualmente, se dovesse essere un po' troppo appiccicoso, unite un altro pochino di farina.
Infarinate il piano di lavoro,e stendete l’impasto dandogli uno spessore di circa tre cm: con un tagliapasta di 5cm, ritagliare gli scones ( con i ritagli di impasto, rilavorandoli e ristendendoli, potrete ricavarne altri.)
Mettere gli scones su una teglia da forno rivestita con carta da forno: la particolarità è che devono essere VICINISSIMI, toccarsi quasi: questo li fa sviluppare verso l'alto! Con l'uovo leggermente sbattuto leggermente spennellate la superficie degli Scones. Infornare a 200°C per 15-20 minuti ( in forno ventilato, s enon qualcosina in più ) finché non saranno dorati. Se dovessero prendere troppo colore, copriteli dopo una decina di minuti con un foglio di alluminio. Una gonfiati, si toccheranno: staccarli con delicatezza e lasciarli raffreddare su una griglia. Sono buonissimi tiepidi, ma anche una volta freddi, e per molti giorni: basta riscaldarli per una manciata di minuti nel forno...

TTT ( Tramezzini ai Tre Tè )









Come avrete capito, il tè sta diventando una mia grandissima passione...Sto cominciando a pellegrinare nei negozietti della mia città, ma anche in giro per la toscana( La Via del Tè a Firenze, la Signora del Tè a Lucca... ), e soprattutto in rete, alla ricerca di tè da assaggiare ( sono ancora una neofita, e quindi...devo farne di strada! ): ma anche di teierine, tazzine, scatoline, di cui sono sempre stata una vera appassionata. Da brava studentessa, mi sono fatta un quadernino, dove appunto le mie impressioni sui vari tè che provo, dove li ho comprati, come li ho preparati e in quale teiera, aspetto delle foglie, prezzo etc...Nel frattempo, comincio a fare i primi timidi esperimenti in cucina: come questi tramezzini ( velocissimi a farsi, ancora più veloci a...sparire! ) che ho ideato per il mio tè del pomeriggio, in questo caso un semplicissimo bancha. Mi hanno dato ispirazione le amiche Kja ed Acilia : avevo già in casa pronti il sale al matcha e l'olio al genmaicha. In più, una confezione maxi di formaggio spalmabile, quello che comincia col Ph.., per intenderci, mi guardava sconsolata dal ripiano del frigorifero. L' agar-agar c'era, il tonno pure...insomma, in poco tempo tutto era pronto per un succulento spuntino....Se volete unirvi a me...

procuratevi del pane da tramezzini.
Poi dividete una confezione grande di formaggio spalmabile in tre:

1° tramezzino al Lapsang Sauchong

100 ml di tè lapsang sauchong ben caldo, forte e già filtrato
mezzo cucchiaino di agar agar in polvere
una fettina di salmone affumicato

Frullare nel mixer alla massima velocità il formaggio col salmone ed una piccola presa di sale
Intanto stemperare l'agar-agar in un cucchiaio di tè, unirlo al restante liquido e farlo sobbollire per due/ tre minuti. Versare poi il liquido in uno stampino di plastica, o di silicone ( o anche in un semplice piatto ) in modo che , una volta solidificato, abbia l'altezza di mezzo centimetro poco più.
Una volta rassodata, tagliare la gelatina in sottili scaglie, o in mini-dadolini.

Spalmare quindi la crema di salmone su del pane da tramezzini, e decorare con la gelatina.


2° tramezzino al sale al Matcha

Procuratevi del sale al matcha ( lo potete fare seduta stante...è velocissimo! basta avere un buon frullatore: io uso un macina caffè comprato al mercatino dell'usato, ma che era nuovo, quindi senza odore di caffè, e che quindi è la vittima designata di questi esperimenti )
un cetriolo

Spalmate il semplice formaggio sul pane, coprite di sottilissime fettine di cetriolo, cospargete di abbondante sale al matcha...tutto qui!


3° tramezzino all'olio profumato al Genmaitcha

Qui le cose si fanno un po' più complicate: l'olio al genmaitcha deve essere preparato con parecchi giorni di anticipo e quindi....forse vi ho trovato impreparati! Pazienza, lo assaggerete la prossima volta :)

una scatoletta di tonno al naturale piccola
zenzero in polvere

Frullate nel mixer formaggio, tonno e una presa di sale, spalmando poi la crema sul pane. Se è un po' grossolana, è ancora più buona. Irrorate con un cucchiaino di olio al genmaicha, completo di foglioline e pop corn, decorativi e saporiti. Cospargete con un pizzico di zenzero in polvere ( io uso quello che acquisto al Commercio Equo e Solidale , che è biologico, viene dallo Sri Lanka e che secondo me non ha rivali! )

Potrete poi sbizzarrirvi con gli ingredienti che più solleticano la vostra fantasia: pepe di sichuan, granellini di senape...l'importante è l'equilibrio, perchè ciò che deve spiccare sono i tè, che sono i veri primi attori!

Crepe di farina di castagne




L'autunno è forse la stagione che preferisco. I colori, i suoni, la luce lo rendono ai miei occhi un appuntamento che attendo ogni volta con gioia. Quando ho visto in un negozio di Pistoia la scritta " farina nuova di castagne", ho realizzato l'arrivo di questo periodo dell'anno, e non ho saputo resistere a comprarla , pregustando la colazione che mi sarei preparata il giorno dopo. Il tutto è ispirato ad un dolce toscano antico e povero, ma che nella variante "crepe" diventa un fondersi sontuoso di temperature e consistenze diverse: e poi... il profumo.... l'arancia amara solletica il naso sul fondo di tabacco vellutato della castagna. A fare da paciere, il bianco della ricotta, che deve essere della migliore qualità, lavorata velocemente per renderla vellutata. Munitevi di un ottimo padellino antiaderente, perchè è una crepe morbida, che tende ad attaccarsi. E voi celiaci, preparatevi a leccarvi i baffi, dato che questo dolce è adatto anche a voi.

1 uovo
3 cucchiai colmi di farina di castagne
un pizzichino di sale ( io uso quello di guerande, che non è troppo "aggressivo"...)
qualche cucchiaio di latte, tanto da raggiungere la consistenza di una crema non troppo liquida
burro per il padellino
200 g di ricotta di mucca
due cucchiai rasi di zucchero
marmellata di arance AMARE ( precisazione d'obbligo...)
a piacere un fiuto di cannella

Lavorare l'uovo con la farina di castagne, incorporando poi a poco a poco il latte fino ad avere la consistenza desiderata ( non posso essere precisa con le dosi, dato che ogni farina prende il liquido a seconda di quanto è fresca, del tipo etc...) e il pizzichino di sale, che esalta la sapidità della castagna.
Intanto lavorate la ricotta prima da sola, poi aggiungendovi lo zucchero.
Imburrate bene il padellino e fate la crepe, badando bene di cuocerla bene da un lato prima di girarla, in quanto tende a spezzarsi, data la farina utilizzata:nel caso anche venisse un poco doppia, non importa...il risultato sarà ugualmente eccellente.
Spegnere il fuoco e versare la ricotta, spalmandola e richiudendo subito la pasta, per mantenere i contrasto caldo/freddo della crepe con il suo ripeno.
Intiepidire un cucchiaio o due di marmellata di arance e spalmarla sulla crepe. guarnendo poi con qualche zeste d'arancia e a piacere con poca cannella.
Credo che sia ottima e scenografica anche fiammeggiata con Cointreau, ma mi piace di più pensarla come un qualcosa di semplice, scegliendo ingredienti di prima qualità.
Io la accompagno con caffè d'orzo bollente: il connubio orzo/arancia , infatti, mi piace veramente tanto, anche nella variante più spicciola della scorzetta nella tazzina, messa prima di versarvi il caffè .
Chi ama il tè , può accostarvi un Lung Ching, il cui sapore ...ricorda proprio le castagne!

mercoledì 1 ottobre 2008

Lucca la splendida e il suo Buccellato.









Adoro Lucca: è una città magica, e lo diventa ancor di più quando il mercato dell'antiquariato, il terzo fine settimana del mese, si snoda tra le sue vie e le sue piazze. Tutto in Lucca evoca forza e potenza: le sue robuste mura di cinta, gli alberi secolari di cui è ricca, le sue torri, ognuna con le sue leggende: ma c'è in lei una gentilezza, un'atmosfera romantica, una luce morbida degna della toscana del Gran Tour, vista con gli occhi di Goethe e di Shelley: ciò la rende unica, spettacolare, magnificente. E poi, Lucca è la città natale di Puccini: ovunque sembra che si posi l'anima del maestro, e sembra che, leggera come un manto impalpabile, protegga la sua terra, rendendola bella in ogni stagione, in ogni momento dell'anno, in ogni ora del giorno.
Impazzita di fronte alle bancarelle degli antiquari, mi sono lasciata sedurre da una tazzina degli anni cinquanta, ispirata al decoro inglese Indian Tree, in cui ho subito sognato di degustare il mio amato Mokalbarie mattutino (secondo me, un Assam meraviglioso, per la colazione, con un piccolo brivido di latte freddo...). Ah già, l'ho anche fotografata...è quella che si vede sullo sfondo della terza foto di questo post.
Ma il mio appuntamento con Lucca è anche l'appuntamento con uno dei dolci che mi piacciono di più: il Buccellato. Questo appellativo, che viene dato a tantissime preparazioni, per lo più molto semplici e casalinghe, disseminate in tutta Italia, diventa in Toscana, e in specialmodo a Lucca, un tripudio di uvette e di anice, in una pasta consistente e morbida allo stesso tempo. Maestri di questo piccolo miracolo sono i Taddeucci, in Piazza san Michele: mi spiace fare un torto agli altri produttori, ma secondo me il loro buccellato...non ha rivali. Un altra specialità lucchese è la Torta coi Becchi, dolce meraviglioso che annovera fra gli ingredienti persino prezzemolo e bietola: credo che presto mi metterò all'opera in questa direzione!
Tornata a casa ho voluto cimentarmi nell'impresa, prendendo la ricetta niente meno che da...Wikipedia! Il risultato devo dire che si è rivelato davvero squisito, anche se non identico ( eh, si sa! ) al mitico Taddeucci.